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MAX, MICHAEL E QUELLA VOGLIA MATTA DI DUE RUOTE

Max Verstappen ed Helmut Marko

SkeetGp

Avete presente la faccia di un bambino quando chiede insistentemente alla mamma un gelato e si sente rispondere di no?  Bene, più o meno quella che ha sfoderato Max Verstappen quando si è presentato davanti a Helmut Marko, grande boss della Renault chiedendogli di provare un bolide da MotoGp. Il fatto che volesse guidare una KTM, di cui Red Bull è sponsor principale, non ha smosso neppure di un millimetro la granitica sicurezza del vecchio Helmut: “No, è troppo pericoloso”. “Ma mi piacerebbe provarla - ha replicato tosto Verstappen –; quando avevo 8 anni correvo sia su quattro che su due ruote e mi è sempre piaciuto”. E Marko: “Se è per questo – ha replicato Helmut -, anche a me piacerebbe fare un sacco di cose, ma se ti dico che è troppo pericoloso, soprattutto in questo momento della stagione, cerca di fartene una ragione. Il no resta”.

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Max Verstappen deluso dal veto di Marko

 Il pilota olandese non l’ha presa molto bene ma ha capito che non era il caso di insistere, anche se ha provato a smuovere la roccia dicendogli di essere proprietario di una Harley Davidson (che, personalmente, tutto è fuor che una moto da competizione).  La richiesta arrivava nella speranza di ricevere un premio per una stagione molto positiva. Forse ha dare un “niet” definitivo devono essere state le parole che Max ha pronunciato subito dopo e che non hanno per nulla tranquillizzato il boss. Anzi: "Sarebbe un po' pericoloso, certo, ma mi sarebbe piaciuto provarla. La MotoGP è un mondo diverso, ma mi piace l'idea di avvicinarmi con il ginocchio al suolo nelle curve". Marko è stato inflessibile e forse per quest’anno non se ne parlerà più. Più avanti, forse, magari al Red Bull Ring. Si vedrà.

Leggendo questa notizia, mi è venuto in mente un fatto accaduto la bellezza di 12 anni fa, quando gli uomini e i team principal erano fatti tutti di un’altra pasta. La data? Il 4 giugno del 2006. Il luogo? Il circuito del Mugello. Il protagonista? Michael Schumacher.

Sono le 7 del mattino quando squilla il telefono nella mia camera d’albergo. E’ un amico fidato e lì per lì strabuzzo gli occhi perché mai e poi mai avrei pensato mi chiamasse a quell’ora. “Sei sveglio?”. “Adesso sì”. “Bene, vestiti e vieni al circuito di corsa” “Ma hai visto l’ora?” “Te lo ripeto per l’ultima volta. Vestiti e arriva  il più in fretta possibile. Sta arrivando Michael Schumacher con 3 amici tedeschi in sella a quattro Harley Davidson. E’ appena partito da Milano. Ci vediamo lì. Ah, ultima cosa: vai al box della Ducati”. Non sarò Schumacher e neppure Valentino Rossi, però quella mattina coprii i 15 km che mi separavano dal circuito a una velocità pazzesca. Roba che se incrociavo una pattuglia dei carabinieri o della polizia, mi ritiravano la patente, mi sbattevano in galera e buttavano via la chiave. E avrebbero fatto bene.

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Mamola e Schumacher al Mugello 2006

Passati i controlli, fatta una breve coda evitando di investire i tifosi che a piedi si portavano sulle colline la qualunque (frigoriferi colmi di cibarie di ogni tipo, cassette con il ghiaccio e ceste piene di birra da mettere nelle cassette, sedie, sedie a sdraio, tovaglie, le immancabili bandiere, e ancora trombe, trombette collegate alle batterie per stordire il mondo intero), riesco finalmente ad arrivare davanti ai box Ducati. E lì, parcheggiate bene in vista, vedo 4 Harley. Entro nei box (cosa che oggi te la scordi solo a pensarci) e dietro a una batteria pazzesca di fotografi avvertiti prima di me, ecco Michael Schumacher  vestito in modo impeccabile (giubbotto da motociclista, camicia in tinta, ovviamente niente cravatta pantaloni casual) conversare amabilmente con tecnici e meccanici in rosso, letteralmente rapito dalla bellezza dei bolidi di Capirossi e Gibernau e desideroso di scoprire tutti i segreti di questa moto incredibile.

Il resto della storia di quella giornata è cosa nota: nessuna conferenza stampa (in fondo era una visita privata la sua), il giro d’onore da paura come passeggero sulla Ducati Biposto guidata da Randy Mamola, le “pieghe” audaci al punto che ad un certo punto Michael ricordò a Mamola: “Ehi, amico, ricordati che domenica io devo correre” ed infine l’impennata della ruota posteriore che avrebbe mandato di traverso pranzo e cena per una settimana…

Mi ricordo benissimo, però, la domanda che mi venne in mente e che sparai a bruciapelo a Livio Suppo, allora team manager di Borgo Panigale: “Ma Luca lo sa che Schumi è qui?”. La risposta fu secca e semplice: “No”.

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Schumacher er Montezemolo, un binomio da record

Magari era una bugia, conoscendo il maniacale controllo della Ferrari sui propri piloti. Ma proprio per questo sono propenso a credere che Suppo dicesse la verità per un semplice motivo: Schumacher, all’epoca, era l’esatto opposto del Max Verstappen di oggi. E nessuno mai e poi mai, neppure Luca Cordero di Montezemolo, si sarebbe permesso di fare un cazziatone al pluridecorato campione tedesco. Tanto più che in quell’anno, a fine stagione, Michael si sarebbe ritirato dalle competizioni per la prima volta (per ritornare poi nel 2010 con la Mercedes) lasciando un segno indelebile nella storia della Ferrari.

Altri piloti, altri manager, altri tempi. E con l’andar del tempo sarà sempre… peggio. Perché il grande business che lega MotoGp e Formula 1 è tale che gli interessi di uno non andranno mai d’accordo con gli interessi dell’altro. E sono convinto che anche i travasi dalle due alle quattro ruote avvenuti in questi anni (Valentino Rossi, Max Biaggi, Marc Marquez, Dani Pedrosa per citarne alcuni) cominceranno a diradarsi nel tempo.

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John Surtees nel ricordo della BBC

Due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai più. Peccato,  perché di questo passo l’inglese John Surtees rimarrà l’unico nella storia del motorismo mondiale ad aver vinto sette titoli iridati (3 nella classe 350cc e 4 nella classe 500) in sella alla mitica MV Agusta e uno in Formula 1 con la Ferrari. E visto che siamo in tema di “amarcord”, aggiungiamo che nel 1959 “Big John” mise a segno un incredibile record, vincendo tutti i gran premi di entrambe le classi. Corse e cose di altri tempi, appunto.