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LA BRUTTA ABITUDINE DI PERDERE


Sala Stampa F1

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Sebastian Vettel

"Mi è già accaduto tre volte e ci sto facendo l'abitudine". Parole e musica di Sebastian Vettel.

A una frase del genere non osiamo immaginare come avrebbe potuto reagire Sergio Marchionne, che i concetti di "resa" e "abitudine alla sconfitta" non accettava potessero nemmeno lontanamente entrare nel vocabolario di chi lavorava con lui.

Quelle di Vettel dopo il Gran Premio del Messico sono le parole di chi si è definito "svuotato", qualcosa persino peggiore della sconfitta sportiva. Perchè con quel termine indica la mancanza di qualunque forza per reagire, del serbatoio delle energie desolatamente vuoto.

Frasi umane ma ugualmente pesanti, perchè arrivano da chi dovrebbe, nell'immaginario collettivo, vestire sempre e comunque i panni del supereroe senza punti deboli. Invece Vettel ha mostrato il suo lato fragile, quello che Hamilton ha più volte intravisto nel corso della stagione e sul quale ha battuto i colpi decisivi per la conquista del suo quinto titolo mondiale.

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Arrivabene, Mexico GP

L'altra frase che deve far riflettere è arrivata da Maurizio Arrivabene: "Non dobbiamo lasciarlo solo nei momenti di down". Perchè anche nel box di Maranello si sono resi conto che il tedesco è molto umano, persino troppo talvolta. E' uno che cade in depressione sportiva quando si rende conto che i risultati non arrivano e, cosa ancora peggiore, quando la causa delle sconfitte è proprio lui, protagonista di una serie decisamente eccessiva di errori in una stagione che stava andando benissimo e che si è improvvisamente arenata, anzi, insabbiata, come la Ferrari del tedesco nella via di fuga di Hockenheim, il momento peggiore dell'annata di Seb, la fotografia simbolo di un Mondiale che stava sfuggendo di mano per andare in quelle saldi e ferme di Hamilton.

Uno che, al contrario, non ha tremato mai. Si è arrabbiato, è vero, ma con una squadra che non gli dava ciò che chiedeva. Nonostante tutto, però, ha mantenuto sempre dritta la barra del timone, cercando di portare a casa più punti possibile anche quando era difficile, anche quando la Ferrari volava. Poi è arrivata la svolta, una serie di sviluppi azzeccati che gli hanno messo il turbo dopo l'estate.

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Hamilton e Vettel

Con quel punto interrogativo sui famosi cerchioni forati, improvvisamente "sigillati" sia ad Austin che in Messico per evitare rischi da parte dei commissari, con conseguente calo vertiginoso delle prestazioni di una macchina che prima volava e poi è stata persino doppiata (Bottas) in Messico. Bisognerà chiarire se e come la trovata della Mercedes è stata decisiva, la sensazione è che lo sia stata parecchio, salvo poi fare un passo indietro quando il Mondiale era quasi in tasca.

Resta il quinto sigillo di Re Lewis, resta la delusione di Vettel che si lecca le ferite e riflette su un Mondiale gettato al vento.

Ma resta anche una Ferrari tornata super competitiva, segno che il lavoro fatto non è da buttare, anzi. Deve essere la base di partenza per la nuova stagione. Una stagione in cui sarebbe bello che la nuova macchina avesse nel suo nome la M di Marchionne. Uno che non avrebbe mai accettato l'idea di arrendersi, nè tanto meno quella di abituarsi alla sconfitta.

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