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FERNANDO, IL MOSTRO DI OVIEDO

Conferenza Stampa Piloti, Spagna GP 2018

Sala Stampa F1

In pista, ha dimostrato più volte di esserlo dagli inizi del millennio. Alonso Don Fernando da Oviedo, Principe delle Asturie, nostro signore del volante, driver dalle straordinarie doti di pilota universalmente riconosciute. Messe al servizio delle più grandi scuderie in svariate categorie nell'arco di una carriera eclettica e non ancora giunta al termine.

Tagliato da poco il traguardo delle 37 primavere, il poliedrico asso spagnolo dimostra ancora una voracità agonistica con pochi eguali; dategli un qualsiasi mezzo a 4 ruote e Fernando non se lo lascia scappare. Non è un caso che, quando molti arrivano alla dorata pensione ed al fatidico momento di appendere il casco al chiodo, Fernando invece se lo infili per affrontare nuove avventure, accattivanti sfide; da Daytona alla Indy, dal Wec alla Formula 1, dalle 4 alle 2 ruote, giacché la bicicletta è un'altra delle sue passioni, per divertimento e per allenamento.

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Fernando Alonso - foto di A. Sala

Ha già un museo, Alonso, si è costruito un santuario ricco di cimeli, di arnesi, dei mostri a motore con cui è cresciuto, si è affermato; un'enciclopedica rassegna di tutto quanto ha fatto e fa del nostro uno dei piloti con la P maiuscola. Un pilota con il manico, come è consuetudine battezzare gli assi dell'automobilismo.

E per primeggiare, per trionfare nello sport serve un carattere forte, una personalità granitica; serve anche essere antipatici, o magari vestire i panni dello scontroso per garantirsi rispetto in pista e fuori. E da qui, spesso, nascono storie, leggende, mezze verità sul "mostro" Alonso, sull'intrattabile ovetense, sullo sfasciafamiglie della F1, su colui che, in qualsiasi scuderia arrivi, mette a rischio e a repentaglio la tranquillità dei box, del team che lo accoglie, dei compagni in pista e dei componenti la scuderia.

Frustrato certo dall'avere solo due titoli iridati conquistati più di 2 lustri or sono con Renault, nel personale palmares in Formula 1, si sono scritte pagine e pagine sulle scelte, ritenute spesso sbagliate, da parte di Alonso che, pur avendo posato il dorato sederino nell'abitacolo delle migliori monoposto (non rivelatesi tali in pista nella maggior parte dei casi), non è riuscito più ad inanellare altri allori, a vincere dal lontano 2012, a tornare a cingersi dell'iride. Il podio da molte stagioni resta un miraggio, il piede schiacciato sull'acceleratore, a fondo e oltre, che non ha permesso a Fernando di soddisfare la fame di vittorie, la voglia di lottare per le posizioni che contano.

Dopo un infruttuoso quinquennio in rosso, senza mai poter contare con una Ferrari al top, ed il ritorno da 4 stagioni a questa parte in McLaren, ben lungi dall'essere la mitica ed invincibile scuderia di qualche decennio fa, lo spagnolo è sempre al centro dell'attenzione, sulla bocca di tutti e sui taccuini di tanti. Nel paddock è ancora ai vertici della hit parade in quanto al nugolo di giornalisti, fotografi, tifosi, appassionati che lo seguono e inseguono, che lo cercano per uno scatto, un selfie, un autografo. Con Hamilton ed i ferraristi è in vetta all'indice di gradimento, cosa che rumorosamente non avviene all'interno dei un top team cui il suo nome viene accostato quando si libera un volante per ritiro o trasferimento del proprietario.

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Marko e Horner - foto di A. Sala

"Ah, Fernando è un grandissimo pilota, pochi sono come lui in pista, ha pochi eguali in quanto a classe e grinta, ha una guida incredibile ..." e vai di peana per elogiare le doti di Alonso. Ma subito ecco che a fare da contraltare appare il "mostro" di Oviedo, torna ad aleggiare la sua nomea di sfascia squadre, di rovina famiglie quando in Mercedes Rosberg saluta e se ne va, Bottas deve ancora arrivare ed Hamilton attende di conoscere il compagno di squadra. Quando in Ferrari, con l'arrivo dell'estate, torna d'attualità la telenovela Raikkonen, si ritira o prosegue. Quando, ultimo in ordine di tempo, l'inatteso addio di Ricciardo alla Redbull, destinazione Renault, libera un sedile tra i bibitari.

Ed immancabile, arriva l'accostamento del famelico mostro di Oviedo alla scuderia di Milton Keyens. Certo, già il fatto che le monoposto energetiche la prossima stagione monteranno il tanto odiato motore Honda, è deterrente bastante a non far avvicinare la belva spagnola. Ma come consuetudine ecco arrivare gli altolà dei capi, le barricate, gli out-out ad Alonso che si, è grande, è un pilota incredibile, forse il migliore del lotto attuale ma...crea troppi problemi, minerebbe il quieto vivere della squadra, "non sarebbe la cosa più salutare per il team" Chris Horner dixit.

Insomma, amato in pista, osteggiato nei retrobox e nelle segrete stanze. Il destino di Alonso in F1, che molti vedono vicino ai saluti, resta sì legato ad un mezzo che gli consenta di primeggiare ancora una volta ed alla sua immarcescibile classe, ma soprattutto a veti e divieti di chi comanda nei top team. Le altre squadre, invece, possono dormire sonni tranquilli: quel "mostro" di Fernando Alonso già si sta divertendo ed è tornato a vincere in altre categorie, ha conquistato la mitica 24 Ore di Le Mans e punta dritto, con vista alla Indy, al Santo Graal dell'automobilismo sportivo, quella Triple Crown che vuole raggiungere a tutti i costi, e che non rappresenta il guinzaglio che molti vorrebbero applicare al "mostro" di Oviedo.   

 

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