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SOPHIA FLOERSCH, UNA PILOTA VOLITIVA NELLA FORMULA 3 EUROPEA

Sophia Floersch, F4 2017
Sophia Floersch, F4 2017
Sophia Floersch, Misano
Sophia Floersch, Misano
Sophia Floersch, SPA 2018
Sophia Floersch, SPA 2018
Sophia Floersch
Sophia Floersch
Ermanno Frassoni e Sophia Floersch
Ermanno Frassoni e Sophia Floersch
Sophia Floersch, F4 2016
Sophia Floersch, F4 2016
Sophia Floersch, F4 2017
Sophia Floersch, F4 2017
Sophia Floersch, Ginetta 2015
Sophia Floersch, Ginetta 2015

Pianeta Giovani

“IMPAZIENTE DI CORRERE A MACAO”

Per la squadra di Frits Van Amersfoort, vulcanico team manager olandese sulla piazza nelle formule minori dal lontano 1975, hanno corso negli ultimi anni talenti di assoluto valore del calibro di Max Verstappen, divenuto pedina intoccabile nelle maglie del team Red Bull F1, e Charles Leclerc, prossimo compagno di colori del quattro volte campione del mondo di Formula 1 Sebastian Vettel nelle fila della Scuderia Ferrari. Dal round di Zandvoort del FIA Formula 3 European Championship edizione 2018, nella galleria di piloti del team con quartier generale a Huizen, nell’area metropolitana di Amsterdam, si è aggiunto il nome di Sophia Floersch, unica donna al via quest’anno nella serie cadetta, diciotto primavere da festeggiare l’1 dicembre.

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Ermanno Frassoni e Sophia  Floersch

Nata a Grünwald, nella verde Baviera, agli albori dell’ultimo mese del 2000, la bionda ragazza avvicinatasi giovanissima al mondo del karting non ha avuto esitazioni nell’abbracciare a stagione in corso l’esaltante ma difficile sfida rappresentata dall’opportunità di calarsi nell’abitacolo di una monoposto di Formula 3 dopo aver militato per un paio di annate nella Formula 4 in Germania e Italia con le formazioni di Motopark e Mücke quale ottimo viatico al cimento nel contesto della terza serie continentale.

SkeetGP ha incontrato Sophia, forte di un piazzamento in top ten in Gara 2 a Spielberg, in Austria, nella penultima tappa stagionale, approfittando di un momento di pausa tra un briefing tecnico e una sessione di prove in pista per scoprire le legittime aspirazioni di una pilota volitiva in procinto di disputare il Gran Premio di Macao di Formula 3 in programma dal 15 al 18 novembre 2018 che è anche ambasciatrice dell’organizzazione no-profit “Dare To Be Different” presieduta dall’ex test driver di Formula 1 Susie Wolff.

Sophia, come si è dipanata la tua marcia di avvicinamento alle corse fino all’approdo nel FIA Formula 3 European Championship?

Il mio esordio al volante di un kart è avvenuto nel 2005 a nemmeno cinque anni d’età. Nei primi tempi c’era un’altra ragazza che correva, spesso andavamo insieme ai circuiti e ci siamo divertite parecchio. Ben presto mi sono immersa a capofitto in un contesto molto entusiasmante e con il passare del tempo ho preso l’impegno sempre più seriamente. Nel karting ho gareggiato prima a livello nazionale disputando le competizioni ADAC in Germania e poi nell’Europeo Easykart. Nel 2015, dieci anni dopo il debutto sui kart, ho concretizzato il passaggio alle auto affrontando il Ginetta Junior Championship. Appena possibile sono passata alle monoposto: due stagioni in Formula 4 tra Germania e Italia in attesa di approdare nel FIA Formula 3 European Championship 2018 sebbene a campionato già iniziato.

Mi risulta che tu abbia avuto degli abboccamenti importanti con il programma giovani Red Bull. Cosa puoi dirmi a riguardo?

È esatto, a partire dai dodici anni ho frequentato per un triennio il programma giovani Red Bull in relazione all’attività da svolgere al simulatore della squadra a Milton Keynes, in Gran Bretagna. Per me si è trattato di un periodo molto bello: ho imparato tanto e l’esperienza maturata è stata senza dubbio positiva nell’ottica della mia formazione come pilota.

La tua famiglia ti ha supportato nella decisione di indossare casco e tuta ignifuga?

Sì, fortunatamente mio padre è un grande appassionato di motori e in passato ha anche gareggiato. In un certo senso si può dire che ho dato seguito a una passione familiare.

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Sophia Floersch, Ginetta 2015

Nel 2015, a quasi quindici anni, sei diventata la pilota più giovane a vincere una gara nel Ginetta Junior Championship con il team HHC Motorsport. Quali sensazioni hai provato sul momento e cosa puoi raccontarmi in merito a questa categoria?

Ovviamente la Ginetta è una vettura molto differente rispetto alla Dallara di Formula 3 da me utilizzata quest’anno nel campionato europeo. Non stiamo parlando di una vettura molto performante, eppure le gare di questa categoria a ruote coperte di matrice britannica sono sempre serrate perché i piloti non si risparmiano e di conseguenza si impara parecchio. Per me è stato un passo fondamentale prima di salire nelle formule: con la Ginetta, che monta un propulsore di 1.8 litri ed è munita di un telaio tubolare, ho appreso i primi rudimenti del mestiere di pilota imparando anche a gestire le varie fasi di una corsa senza avere troppe pressioni addosso. Ho vissuto una stagione divertente e i risultati mi hanno dato ragione; sulla storica pista di Thruxton, nella contea inglese dell’Hampshire, sono diventata la più giovane vincitrice di una tappa del Ginetta Junior Championship ottenendo anche un’altra affermazione e un paio di piazzamenti sul podio.

Perché hai battezzato la tua Ginetta con il nome Paul? È una cosa che fai spesso?

Sono una fan della saga cinematografica «Fast and Furious» e nella fattispecie ho voluto omaggiare l’attore Paul Walker, uno dei protagonisti della serie di film, scomparso prematuramente nel novembre 2013 in un incidente stradale. Non è stata l’unica volta in cui ho attribuito un nome a una mia vettura, infatti la Tatuus di Formula 4 con la quale nel 2016 ho disputato il campionato tedesco l’ho chiamata Hugo.

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Sophia Floersch, F4 2016

A proposito di Formula 4, com’è stata la tua esperienza nelle fila dell’ADAC Formula 4 Championship dove hai gareggiato nel 2016 e 2017?

La Tatuus di Formula 4 è la prima monoposto che ho provato nella mia carriera ed è stato un passaggio importante dopo gli anni di apprendistato nel karting e l’esordio nel Ginetta Junior Championship. Le vetture di Formula 4 sono meno impegnative e ovviamente hanno meno downforce rispetto a una Formula 3, tuttavia si tratta di una serie molto competitiva che adempie al compito di preparare i più giovani per il salto nelle categorie a ruote scoperte di caratura internazionale. Conservo buoni ricordi delle gare disputate in Germania, dove nel 2017 ho conquistato due podi, e delle mie sortite nel campionato italiano.

Quest’anno hai esordito nel FIA Formula 3 European Championship sulla pista di Zandvoort, nei Paesi Bassi, difendendo i colori del team Van Amersfoort Racing. È stato difficile passare dalla Tatuus-Abarth di Formula 4 alla Dallara-Mercedes di Formula 3?

Ho iniziato a correre in Formula 3 poco prima di metà stagione, quindi non è stato affatto semplice perché i miei rivali avevano accumulato più chilometri di me avendo anche avuto il tempo di costruire un certo feeling con la Dallara. Mi sono presentata sulla griglia di partenza di Zandvoort con pochi test alle spalle e questo si è visto in pista dove ho faticato soprattutto nelle prime uscite senza riuscire ad occupare le posizioni che volevo. Al momento non ho ancora raggiunto il livello che desidero e devo ammettere che in certe situazioni non è divertente perché un pilota vorrebbe sempre essere lì a lottare con i migliori. La Dallara, comunque, è una monoposto fantastica da guidare, è molto veloce, ha un elevato downforce nelle curve e pretende tanto dal pilota restituendo sensazioni di puro piacere. Gli avversari sono tutti particolarmente agguerriti e la battaglia è sempre molto dura: staremo a vedere, l’obiettivo adesso consiste nel definire con serenità i programmi agonistici del 2019.

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Sophia  Floersh, F4 2017

Qual è il segreto per guidare come si conviene la Dallara della terza serie continentale?

Essere perfetti! Raggiungere il limite non è di per sé un problema insormontabile perché in fondo siamo piloti ed è questa la nostra missione dovendoci misurare weekend dopo weekend con il cronometro, ma in un contesto così competitivo basta davvero poco per ritrovarsi ad arrancare nelle retrovie.

Nel mese di novembre affronterai la grande sfida del Gran Premio di Formula 3 sul temibile circuito cittadino di Macao, sulle stradine dell’ex protettorato portoghese, su un layout molto impegnativo che consente solo ai migliori di emergere dal mucchio. Ti senti pronta per correre sul tracciato del monte Guia?

È incredibile soltanto pensarci, non ho mai guidato a Macao e non ho idea di come sarà arrivare sulla pista dove hanno vinto alcuni tra i più grandi piloti del mondo! Correre sul circuito del monte Guia dopo mezza stagione di Formula 3 sarà qualcosa di pazzesco ma al contempo una sfida esaltante che sono impaziente di cogliere. Cercherò di fare del mio meglio come sempre, dopotutto sarà il mio esordio assoluto a Macao.

Per te ha un significato particolare il fatto di gareggiare contro rivali di sesso maschile?

Beh, sicuramente è un qualcosa che suona bene (ride, ndr)! Corro contro gli uomini da quando avevo cinque anni, per me è routine, mi piace perché è il mio lavoro e oggi sono consapevole di misurarmi con atleti di grande livello. Donne o uomini non ha importanza, quando le visiere sono abbassate gli avversari non hanno sesso. L’unico pensiero ricorrente, per me, è battere i miei rivali e questa è una motivazione più che sufficiente.

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Sophia Floersch, SPA 2018

Quanto è importante per un pilota intrattenere proficui rapporti con gli sponsor nell’arco di una stagione di corse?

Naturalmente è un aspetto cruciale per la carriera di un pilota. Per quanto mi concerne ho degli sponsor affezionati che mi sostengono, ma come ben sappiamo non è mai abbastanza perché correre ad alti livelli significa dover investire molti soldi. Ci sono piloti che possono contare su famiglie di provenienza provviste del budget necessario per completare la scalata verso la Formula 1 o comunque in direzione del professionismo, anche se nel complesso non credo siano molte, ma questo non è stato il mio caso. La mia famiglia, infatti, non disponeva delle risorse finanziarie richieste dalle squadre per farmi correre, pertanto ci siamo dovuti attivare per trovare gli indispensabili supporti economici. Tante volte poter disporre di più denaro vuol dire provare di più, macinare chilometri in tranquillità e godere di una posizione favorevole rispetto ad altri drivers costretti a centellinare le spese. Mi viene in mente il percorso di Lando Norris, in procinto di esordire in Formula 1 sulla McLaren nel 2019, che grazie alla sua famiglia ha sempre potuto consumare pneumatici senza problemi fino a destare l’interesse del programma giovani messo in piedi dalla scuderia diretta da Zak Brown.

In cosa consiste il tuo ruolo di ambasciatrice per “Dare To Be Different”, l’organizzazione no-profit promossa da Susie Wolff?

Faccio parte di questa organizzazione da qualche tempo e l’obiettivo dichiarato del sodalizio consiste nel permettere alle donne interessate al comparto motorsport di poter entrare nel business. Il progetto non si rivolge soltanto a ragazze che desiderano intraprendere la professione di pilota, ma anche a potenziali meccanici, ingegneri e figure femminili operanti in altri ambiti che coinvolgono appunto lo sport del motore. “Dare To Be Different” vuole dimostrare che le donne possono realizzare il sogno di lavorare nel settore e per noi è molto divertente allestire eventi promozionali in giro per il mondo allo scopo di far conoscere una realtà così importante. Quando partecipano le scuole, con almeno una settantina di ragazze pronte a sfoderare la loro passione per il motorsport, veniamo ripagate degli sforzi profusi e alla fine della sessione siamo più che mai convinte che da queste iniziative possa originarsi un movimento utile a fornire una rotta precisa alle persone interessate.

 

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