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NICO MUELLER, I CAVALIERI DEL RISCHIO ESISTONO ANCORA

Nico Muller, Spielberg
Nico Muller, Spielberg
Nico Muller
Nico Muller
Nico Muller
Nico Muller
Ermanno Frassoni e Nico Muller
Ermanno Frassoni e Nico Muller
Nico Muller, Formula E 2018
Nico Muller, Formula E 2018
Nico Muller, GP3 2010
Nico Muller, GP3 2010
Nico Muller, Hochenheim
Nico Muller, Hochenheim
Nico Muller, Riga WRX
Nico Muller, Riga WRX

Pianeta Giovani

“UN PRIVILEGIO FARE PARTE DELLA FAMIGLIA AUDI IN DTM”

Ventisei anni, alfiere del team ABT Sportsline nelle maglie del campionato DTM 2018 che gli ha messo a disposizione un’Audi RS5 in livrea Castrol, Nico Mueller si può inserire senza timore di smentita nella sempre più ristretta lista dei piloti vecchia maniera perfettamente in grado, sulla falsariga dei cosiddetti cavalieri del rischio, di cambiare auto e casacca in disarmante scioltezza pur restando nella fattispecie fedele ai programmi della Casa di Ingolstadt che l’aveva arruolato, giovanissimo, per affrontare la serie a ruote coperte di matrice teutonica.

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Ermanno Frassoni e Nico Muller

Originario di Thun, nel cantone svizzero di Berna, la medesima cittadina di circa quarantatremila abitanti che nel 1988 diede i natali alla pilota Simona De Silvestro, Mueller ha invece visto la luce il 25 febbraio 1992 iniziando a fare sul serio nel karting a partire dal 2004 salvo poi passare alle monoposto nel 2008 sperimentando negli anni la Formula Renault 2.0, la GP3 Series e la Formula Renault 3.5. 

Risale al 2014 il decisivo approdo in DTM alla corte dell’Audi Sport Team Rosberg, complice una carriera nelle ruote scoperte che stentava ormai a decollare soprattutto a causa della scarsità degli irrinunciabili appoggi finanziari nonostante il positivo terzo posto finale conquistato da Nico con Jenzer Motorsport in GP3 nel 2010. Un incedere in crescendo, quello del forte driver elvetico che ancora insegue la prima vittoria in DTM, culminato nel 2018 con tre piazzamenti sul podio e la decima piazza in graduatoria arpionata da portacolori del team ABT Sportsline diretto da Hans-Jürgen Abt. 

SkeetGP ha sostenuto un illuminante colloquio con Mueller svelando un pilota attratto dal motorsport a trecentosessanta gradi in un’epoca in cui la dinamicità di Fernando Alonso, in uscita dalla Formula 1 a fine stagione e diviso tra il sogno della 500 Miglia di Indianapolis e il Mondiale Prototipi, sembra poter aprire nuove strade nel nome di un eclettismo ritrovato finito per qualche decennio nel dimenticatoio. 

Nico, nella tua già lunga carriera di pilota hai spaziato agilmente dalle monoposto alle vetture a ruote coperte. Ritieni che sia corretto definirti un driver versatile?

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Muller GP3 2010

Credo di sì perché, in generale, amo particolarmente le nuove sfide. Guidare vetture molto diverse mi aiuta a crescere come pilota visto che con ogni macchina apprendo qualcosa di nuovo. Ovviamente nella stagione 2018 il mio programma principale si è svolto nel DTM con Audi: a mio giudizio si tratta di un campionato straordinario, ciononostante grazie alla collaborazione con la Casa di Ingolstadt ho avuto l’opportunità di effettuare prove in monoposto, di competere in gare Endurance e saltuariamente persino nel Mondiale Rallycross con la squadra di proprietà di Mattias Ekström. Parto dal presupposto che ogni qualvolta ho l’occasione di salire su una vettura nuova posso migliorare costantemente a livello di pilotaggio.

I tuoi familiari sono in qualche modo coinvolti nel mondo del motorsport?

No, mio padre praticava il ciclismo e io stesso sono cresciuto nell’ambiente disputando numerose competizioni in mountain bike. Mio cugino però possedeva un mini kart e di tanto in tanto andava a girare in circuito per divertimento, ma per la mia famiglia è stata una situazione complessivamente inedita. Quando avevo undici anni abbiamo approfittato di un weekend libero per andare insieme in un kartodromo e da quel momento in me deve essere scattato qualcosa perché da allora non ho più smesso di pensare alle corse. A dire il vero ho incominciato gradualmente: l’idea non era quella di diventare un pilota professionista, ma poi è successo e oggi eccomi qui a parlare della mia carriera.

A proposito di versatilità, cosa puoi dirmi della tua esperienza nel FIA World Rallycross Championship? In particolare, quali fattori ti hanno spinto a provare questa disciplina?

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Muller, Riga WRX

L’anno scorso sono stato il compagno di squadra di Ekström in alcune gare del Mondiale Rallycross calandomi occasionalmente nell’abitacolo dell’Audi S1. Mattias, che è stato campione DTM nel 2004 e nel 2007, gestisce nel Rallycross una squadra molto professionale e di successo.  È capitato che mi parlasse di quelle gare e di quelle macchine tanto da incuriosirmi fino a spingermi a provare. Alla fine con il team di Ekström ho avuto modo di effettuare dei test ed è lì che ho scoperto per la prima volta una vettura incredibile complici un’accelerazione entusiasmante e la sensazione di pura guida garantita dal fatto di non poter disporre di alcun genere di aiuto elettronico. L’Audi S1 è una vettura provvista di tanti cavalli (seicento, ndr), ha quattro ruote motrici e i circuiti su cui gareggiano i piloti di Rallycross sono metà asfaltati e metà sterrati, una sfida ulteriore per tutti i contendenti. Dopo i test Mattias e lo staff del suo team erano soddisfatti perché mi sono ben comportato al volante ed è così arrivata l’offerta di affrontare insieme un paio di gare nel 2017. Anche quest’anno ho fatto una capatina nella serie. Di sicuro questa categoria è molto competitiva e mi piacerebbe fare qualche altra puntata nel Rallycross in futuro.

Perché a un certo punto della tua carriera hai scelto la strada delle ruote coperte?

Le monoposto mi sono sempre piaciute, ma per raggiungere le vette della Formula 1 che è la categoria top al mondo per quanto attiene alle formule occorre che una serie di tasselli vadano al loro posto fino a formare una sorta di puzzle perfetto. Ottenere una chance concreta nel Circus iridato non è affatto semplice ed io ho deciso da tempo di concentrare le mie attenzioni sul DTM che a mio parere è uno dei campionati più interessanti in assoluto. Da pilota amo correre contro i migliori e il DTM rappresenta la categoria ideale per farlo. Difendere i colori di una Casa importante del calibro di Audi è un onore per me e sono davvero contento di avere compiuto questa scelta nel 2014. Ho affrontato le prime due stagioni con il Team Rosberg e poi sono passato nelle fila dell’ABT Sportsline.

Quali sensazioni si provano a guidare l’Audi RS5 nel DTM?

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Muller Hockenheim

Quando sono al volante non mi pongo il problema perché sono concentrato nel trarre la massima performance possibile dalla vettura, ma a casa ci penso ed è fantastico poter dire di essere un portacolori dell’Audi nel DTM. La RS5 è una vettura che richiede un certo spirito di adattamento perché necessita di un approccio un po’ speciale: di base, però, si guida in modo pulito e ha tanto grip, di conseguenza troppa aggressività alla lunga non paga. Per me è un grande privilegio fare parte della famiglia Audi.

A tuo parere il DTM può rappresentare un buon viatico per un giovane pilota? Tu come valuti la serie?

Sicuramente per i giovani c’è un buon margine di manovra, anzi direi che questa categoria non è assolutamente, come alcuni sostengono, una sorta di avamposto in cui emergono soltanto i piloti più esperti. Per contro, non è nemmeno così facile arrivare in DTM ed essere subito al top della condizione. Nel 2017, per esempio, l’impresa di René Rast, laureatosi campione a trentuno anni d’età, ha rappresentato qualcosa di fenomenale. L’anno prima il pilota tedesco aveva disputato soltanto un paio di gare nel DTM, sempre con Audi, ed era evidentemente riuscito a comprendere molto in fretta cosa occorreva per fare la differenza. In un certo senso non stiamo parlando di un giovane driver alle prime armi, ma di un pilota consapevole del compito che gli era stato affidato.

Com’è andata la tua stagione?

Nel 2018 come team abbiamo incontrato un po’ di difficoltà, senza contare che fin dalle prime tappe del campionato Bmw e Mercedes erano un passo in avanti rispetto a noi in termini di prestazioni. Abbiamo comunque lavorato duro per risalire la china e sulla pista di Budapest, in Ungheria, lo scorso giugno, le cose sono migliorate visto che ho ottenuto un importante piazzamento sul podio. Preferisco non guardare troppo alla classifica quanto piuttosto ai miglioramenti compiuti durante l’anno.

Come hai vissuto la novità della gara in notturna, la prima nella storia del DTM, andata in scena in agosto al Misano World Circuit Marco Simoncelli?

È stato un weekend speciale, quello italiano, una novità per tutti nel paddock del DTM. Avevo già gareggiato di notte con le GT e nelle competizioni di durata, ma a Misano è stato diverso perché in teoria le vetture del DTM non nascono per questo. L’illuminazione artificiale del circuito ha fatto la sua parte e alla fine è andato in scena un grande spettacolo; i fans della serie mi sono sembrati entusiasti della scelta.

Ti piacerebbe tornare a correre nelle formule?

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Muller Formula E 2018

Mai dire mai. Di certo nel gennaio 2018 ho portato a termine un test molto positivo con il team Audi Sport ABT Schaeffler in Formula E a Marrakech, in Marocco, nella sessione riservata ai rookies, risultando il più veloce in assoluto. La Formula E abbraccia un concetto completamente differente dal motorsport classico; chissà, potrebbe esserci un ritorno di fiamma in futuro visto che il campionato è in crescita esponenziale e gli eventi organizzati di contorno alle gare sono incredibili. L’idea, poi, è ottima perché così facendo si porta il nostro sport a stretto contatto con il pubblico nelle città più grandi e attrattive del pianeta. In termini di ritorno mediatico, la piattaforma della Formula E è oliata benissimo. Per quanto mi riguarda, invece, al momento sono molto contento di essere un pilota impegnato in DTM: il campionato può avere un grande futuro e l’uscita della Mercedes, avvenuta un po’ a sorpresa in verità, è sintomo di un cambiamento da trasformare in opportunità per invogliare nuove Case a formalizzare l’ingresso nella serie gestita dalla società ITR GmbH.

In merito all’approdo della Formula E in Svizzera divenuto realtà a Zurigo nella scorsa stagione, come vedi il futuro del motorsport nel tuo Paese natale?

È difficile fornire un giudizio esaustivo sull’attuale stato dell’arte del motorsport in Svizzera. Detto questo, il weekend 2018 della Formula E a Zurigo ha saputo proporre momenti di grande coinvolgimento per il pubblico. Ero presente con Audi al fine settimana della Formula E e ho toccato con mano l’interesse nei confronti della categoria elettrica per monoposto; le televisioni che hanno trasmesso l’evento hanno totalizzato ottimi ascolti e alla gara hanno presenziato più di centomila persone. Mi auguro che ciò abbia aiutato a ravvivare ulteriormente la passione dei miei connazionali verso il motorsport. Ovviamente per la Formula E sarà determinante ripetere l’esperienza della tappa in Svizzera, anche se nella prossima edizione del campionato si correrà a Berna e non più a Zurigo.

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