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LA MISSIONE DI AC RACING TEAM: “CORRENDO IN MOTO I RAGAZZI DIVENTANO UOMINI”

Edoardo Boggio detto Dodo'
Edoardo Boggio detto Dodo'
Edoardo Boggio detto Dodo'
Edoardo Boggio detto Dodo'
Edoardo Boggio detto Dodo'
Edoardo Boggio detto Dodo'
Luca Lunetta
Luca Lunetta
Edoardo Boggio detto Dodo'
Edoardo Boggio detto Dodo'

Pianeta Giovani

Nato nel 1980, Alessandro Cassinari è il fondatore di AC Racing Team. La compagine con sede a Basiano, meno di trenta chilometri a est dalla città di Milano, frequenta i paddock italiani ed europei di minimoto e MiniGP con l’obiettivo di lanciare nel firmamento giovanissimi motociclisti i cui nomi potrebbero un giorno echeggiare sugli spalti gremiti di un circuito di fama internazionale teatro di un fine settimana di MotoGP.

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Alessandro Cassinari, fondatore di AC Racing Team

SkeetGP, complice la guida del “timoniere” Cassinari, indaga nelle maglie dei campionati riservati ai baby talenti delle due ruote tanto da scovare storie albeggianti eppure già avvincenti nella loro inevitabile incompletezza oltre a valori mai sopiti e finalmente ritrovati grazie alla passione comune per il motorsport, solido trait d’union giocoforza accompagnato da ambizioni e abilità personali capaci talvolta di scontrarsi con le aspettative delle famiglie d’origine.

Alessandro, nel 2014 inizia l’avventura di AC Racing Team. Qual è stata la genesi della squadra dall’anno della sua fondazione?

 Nel 2014 abbiamo subito consolidato il team con la vittoria di Alessio Chessa nel campionato italiano classe Open A minimoto. Nel 2015 ci siamo allargati alle classi Junior con piloti dagli otto ai dodici anni; Andrea Natali è risultato secondo nel campionato italiano diventando successivamente campione europeo nella categoria Junior B. Voglio ricordare che Matteo Patacca, vicecampione con noi nella MiniGP 50cc edizione 2016, quest’anno difende i colori del team di Paolo Simoncelli nel CEV Moto3 European Talent Cup. L’anno scorso AC Racing Team ha conquistato il titolo italiano PreMiniGP con Davide Conte mentre l’olandese Collin Veijer ha dominato l’europeo MiniGP. Tra gli altri nomi di sicuro avvenire che hanno corso e vinto con noi nel 2017 devo poi citare Edoardo Boggio, detto Dodò, Cristian Basso, Guido Pini, Andrea Ferrini e Simone Graziano.

 

Quali sono i valori e le indicazioni che un talent scout desidera trasmettere ai motociclisti in erba?

Ai miei piloti chiedo innanzitutto di essere umili e rispettosi del lavoro svolto dalla squadra per cui corrono. Non accetto scuse per un cattivo piazzamento quando non si è lavorato bene con i propri meccanici allo scopo di ottenere il miglior risultato possibile. Le minimoto rappresentano il punto di partenza per questo sport e per la crescita non solo agonistica dei giovanissimi riders.

Come capisci se un pilota così giovane ha talento e possiede la giusta stoffa per entrare nel mondo AC Racing?

Ciò che fa la differenza è l’atteggiamento del pilota nei confronti della moto. Mi riferisco alla cura dei minimi dettagli nella messa a punto del mezzo insieme ai meccanici e al modo di relazionarsi con i genitori e i propri compagni squadra. Da qui si comprende se un pilota è in grado di reagire alle avversità agonistiche ribaltando velocemente un risultato potenzialmente negativo in un weekend di gara.

Su quali piloti hai scelto di puntare nei vari campionati 2018?

Nella MiniGP 50 ci affidiamo a Luca Lunetta, Edoardo Boggio, Elia Di Forti e Cristian Basso. Per quanto riguarda le minimoto, abbiamo Gionata Barbagallo e Gian Leon Mondaini in Junior A, Giulio Pugliese, Emanuele Andrenacci e Mattia Paoli in Junior B, Ruben Negosanti e Guido Pini in Junior C e Simone Graziano nella categoria Open A.

Qual è l’atteggiamento giusto da adottare con i genitori di questi ragazzi? Fino a che punto lasci che la famiglia incida sullo svolgimento del weekend di gara dei piloti?

Nelle scorse stagioni abbiamo tenuto le briglie un po’ sciolte e qualche genitore si è approfittato della nostra onestà e integrità. Da quest’anno siamo diventati molto severi, non permettiamo più a nessun genitore di entrare all’interno del box AC Racing Team per il semplice fatto che il padre e la madre sono un elemento di distrazione per il figlio pilota. Difficilmente un genitore riesce a reggere la pressione della gara e a vedere le cose in modo distaccato rispetto a come può fare un professionista del settore. La famiglia costituisce il primo appiglio per il ragazzo, ma può diventare anche il male peggiore. È capitato che alcuni genitori imputassero la mancanza di risultati del figlio alla gestione del team e alla performance del motore, quando invece il compagno di squadra con il medesimo propulsore faceva segnare tempi sul giro eccezionali. Spetta ai genitori il compito di intuire per primi le potenzialità del figlio, dopodiché è ovvio che i sacrifici non solo economici della famiglia potranno contribuire a incrementare le ambizioni del baby pilota. Nelle gare però le cose cambiano e i risultati arrivano soltanto lavorando di fino con i propri meccanici e affidandosi alle indicazioni della squadra.

Ritieni che il motorsport possa formare la personalità di questi ragazzi al di là dei risultati in pista?

A mio parere questo è uno degli sport più difficili al mondo, assolutamente fondamentale per la crescita di un giovane pilota non ancora divenuto uomo. Ci sono un’enormità di variabili che non si possono controllare durante una gara, vedi il comportamento del mezzo in certe situazioni e lo stato di forma del pilota, quindi un ragazzo deve essere veramente completo e forte psicologicamente per aspirare ad alti livelli.

Cosa ti aspetti da un pilota che entra nella famiglia AC Racing Team?

Mi aspetto sicuramente che abbia rispetto per i colori che porta e gli sponsor che rappresenta. Oggi molti ragazzi di quell’età sono influenzati dai genitori, quindi la scelta del pilota ricade anche sull’educazione ricevuta e questo è un parametro fondamentale per poter muovere serenamente i primi passi nel motorsport. Vincere un campionato italiano in minimoto o MiniGP è un traguardo importante, ma la strada è molto lunga, ricca di insidie e ostacoli nonché di eventuali infortuni. La mente è il patrimonio più importante: per fare bene in pista un pilota deve essere sempre concentrato e libero da ogni problema e condizionamento.

 

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