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JEHAN DARUVALA, UNA CARRIERA SBOCCIATA NELL’ACADEMY DEL RACING POINT FORCE INDIA F1 TEAM: “QUEST’ANNO UN PO’ DI ALTI E BASSI IN FORMULA 3 EUROPEA”

Daruvala 2018
Daruvala 2018
Daruvala, gara 1 SPA 2018
Daruvala, gara 1 SPA 2018
Daruvala, Norisring
Daruvala, Norisring
Daruvala, podium
Daruvala, podium
Daruvala, SPA 2018
Daruvala, SPA 2018
Frassoni e Jehan
Frassoni e Jehan

Pianeta Giovani

In prima linea c’è lui, Jehan Daruvala, ma è come se dietro alle sue già robuste spalle di diciannovenne avvezzo a trascorrere svariati mesi all’anno lontano da casa e dagli affetti più cari ci fossero papà Khurshed, managing director della società Sterling and Wilson facente parte della galassia Shapoorji Pallonji Group con interessi nell’edilizia, nell’immobiliare, nel tessile, nel comparto navale e persino nelle biotecnologie, mamma Kainaz e la sorella Delna, quasi a voler rimarcare che molto spesso la distanza fisica può essere attutita in presenza di un solido background familiare.

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Frassoni e Daruvala

Originario di Mumbai, l’antica Bombay capitale dello Stato federato centro-occidentale del Maharashtra, immensa megalopoli di oltre dodici milioni di abitanti, Daruvala ha studiato presso la rinomata Bombay Scottish School trovando ben presto il tempo e l’occasione per innamorarsi perdutamente dello sport del motore e del Chelsea Football Club di cui è un grande tifoso. Un amore che l’ha portato inizialmente a frequentare i kartodromi indiani prima di risultare tra i vincitori del contest «One from a billion hunt» indetto dal team Force India F1 per scovare nuovi talenti sulle rive del maestoso fiume Gange e conquistare di lì a poco un biglietto per l’Europa così da irrobustire la propria trafila nel karting d’Oltremanica, in Formula Renault 2.0 e nel FIA Formula 3 European Championship.

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Daruvala Gara 1 SPA 2018

Seguito dalla società di management Cornerstone Sport and Entertainment Pvt. Ltd., Jehan ha maturato esperienza anche nella Toyota Racing Series in Nuova Zelanda, categoria addestrativa   a cadenza invernale che l’ha visto vicecampione nel 2016 sulla Tatuus del team M2 Competition, sorta di viatico verso l’esordio, concretizzatosi nel 2017, in Formula 3 europea sulla Dallara-Volkswagen del team Carlin Racing.

Attualmente decimo in campionato con uno score di una vittoria in Gara 1 sull’impegnativo tracciato vallone di Spa-Francorchamps, una pole position, un giro più veloce in gara e cinque piazzamenti sul podio, il promettente Daruvala, pilota inserito nell’Academy del team Racing Point Force India F1 passato dalla gestione del tycoon indiano Vijay Mallya a quella della cordata di imprenditori messa in piedi da Lawrence Stroll, si è concesso ai microfoni di SkeetGP svelando la storia di un ragazzo che guarda sì alla massima serie per monoposto senza voler perdere di vista l’importanza di un essenziale cimento nei vivaci ranghi del FIA Formula 3 European Championship.

Jehan, quali sono stati i tuoi primi passi nel motorsport?

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One from a billion hunt

A dieci anni d’età ho iniziato a correre sui kart nel mio Paese natale, l’India, affrontando il campionato Rotax nella categoria MicroMax. Ho gareggiato in questa serie per un paio d’anni, dopodiché di concerto con la famiglia, che mi ha sempre sostenuto nelle mie scelte, ho deciso di alzare gradualmente l’asticella per competere con i migliori kartisti nel continente asiatico. Nel 2011, quando avevo tredici anni, ho partecipato al contest «One from a billion hunt» indetto dal team Force India F1. A questo concorso promosso da Force India Academy si sono iscritti centinaia di ragazzi e alla fine ad emergere dal mucchio siamo stati io, Arjun Maini, che è diventato un pilota di Formula 2 nelle fila del team Trident Racing, e Tarun Reddy, che nel suo curriculum vanta esperienze nella Formula 3 britannica e in Euroformula Open. Da lì in poi la mia carriera si è sviluppata rapidamente in Europa nella Formula Renault 2.0 e nel FIA Formula 3 European Championship dove gareggio tuttora. Arrivare in Europa così giovane provenendo dall’India non è stata una sfida di poco conto, ma oggi sono più che mai convinto di avere compiuto la scelta giusta perché questa è la strada per puntare al professionismo.

Come viene percepito oggi il motorsport in India?

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indian flags

Si tratta di uno sport che ha saputo ricavarsi un proprio spazio nel Paese, anche se obiettivamente potrebbe godere di un maggiore seguito. La situazione, negli ultimi anni, è abbastanza statica, nel senso che dal mio punto di osservazione non ho notato progressi particolari. Il Gran Premio d’India di Formula 1, che si è svolto sul Buddh International Circuit di Greater Noida, non lontano dalla capitale Nuova Delhi, dal 2011 al 2013, ha contribuito ad accendere i riflettori sul motorsport e sui giovani intenzionati ad intraprendere una carriera nelle corse, sfortunatamente però stiamo parlando di una disciplina che richiede ingenti somme di denaro per iniziare. Non è affatto semplice riuscire a trovare degli sponsor capaci di permettere a un pilota alle prime armi di gareggiare nel karting a livello nazionale con la prospettiva economicamente poco allettante di dover poi giocoforza emigrare in Europa per competere ai più alti livelli. Molti ragazzi indiani, infatti, si vedono costretti a dare libero sfogo alla propria passione senza poter valicare i confini del Paese col risultato di perdere opportunità potenzialmente interessanti nel Vecchio Continente a causa delle limitate possibilità finanziarie delle famiglie di provenienza.

Perché secondo te un investitore dovrebbe decidere di puntare sulla tua carriera?

Questa è una domanda difficile alla quale rispondere! (risata, ndr). Scherzi a parte, io ho fiducia in me stesso e nelle mie capacità di pilota. Storicamente l’India ha sì avuto drivers in grado di raggiungere le vette del motorsport, vedi i rispettabili trascorsi in Formula 1 di Narain Karthikeyan e Karun Chandhok, ciononostante per entrambi la massima ambizione poteva essere quella di rendere la vita difficile ai compagni di squadra dal momento che non disponevano di monoposto sufficientemente competitive per esprimersi al meglio. Sono consapevole del fatto che in Formula 1 funziona pressappoco così: prima occorre poter fare affidamento su un cospicuo sostegno economico, poi serve essere nel team giusto e infine ecco che con una buona vettura si possono cogliere dei risultati degni di nota. Karthikeyan e Chandhok hanno aperto una nuova strada per l’India, adesso tocca a noi percorrerla fino in fondo; personalmente ritengo di aver già dimostrato di poter essere veloce in tutte le categorie in cui ho corso, vincendo gare e convergendo verso l’obiettivo stabilito di concerto con la squadra. Ora il mio scopo consiste nel lavorare su me stesso affinché nel giro di tre o quattro anni il mio nome possa essere accostato a un team di Formula 1.

Cosa ha significato per te comparire nella lista dei vincitori del contest patrocinato dal team Force India F1 nel 2011? Come si è poi sviluppata la tua carriera all’indomani di questo riconoscimento?

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Daruvala SPA 2018

Ricordo che la competizione era aperta a giovani piloti di un’età compresa tra i quattordici e i diciassette anni mentre io ne avevo soltanto tredici. Dai cinquecento iscritti iniziali gli organizzatori hanno provveduto a varie scremature fino a decretare i tre contendenti scelti dal programma giovani del team Force India F1. Grazie a questo contest ho avuto la possibilità di approdare in Gran Bretagna, nella cosiddetta culla del motorsport, disputando una stagione nel karting e conoscendo quelle che erano le migliori squadre e le personalità più influenti di cui tenere conto nel mondo delle corse. Io ero un ragazzino e non conoscevo il Regno Unito, ma dopo essermi ambientato ho velocemente compreso che mi trovavo nella posizione ideale per crescere sotto il profilo agonistico e caratteriale.

In cosa consiste attualmente la tua collaborazione con quello che è stato appena ribattezzato Racing Point Force India F1 Team?

Premetto che con la compagine la cui sede è nelle vicinanze del circuito di Silverstone mi sento particolarmente a mio agio. Abitualmente non trascorro molto tempo al simulatore perché il mio obiettivo quest’anno è quello di concentrarmi totalmente sull’impegno nella Formula 3 europea con il team Carlin Racing. Nessuno mi ha messo sotto pressione per un eventuale approdo in Formula 1, anzi sono convinto che ogni cosa si realizzerà a tempo debito. Quando sono entrato a far parte del programma giovani della Force India, dopo essere stato inserito nella lista dei vincitori del contest «One from a billion hunt», al vertice del management c’erano Vijay Mallya e Robert Fernley, mentre dopo la cessione avvenuta questa estate si dovrà fare riferimento ai nuovi proprietari capeggiati da Lawrence Stroll. Non è escluso che in seguito all’ingresso di Racing Point possano esserci delle novità.

Quest’anno sei un pilota del team Carlin Racing nel FIA Formula 3 European Championship. Come ti trovi nella squadra di proprietà di Trevor Carlin? Ritieni che i risultati migliori debbano ancora arrivare?

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Daruvala Norisring 2018

Il 2017, che è coinciso con la mia prima stagione nella Formula 3 europea, è stato molto positivo per me dal momento che da esordiente ho concluso sesto in classifica generale ottenendo tanti punti, qualche piazzamento sul podio e persino una vittoria di tappa. Quest’anno, invece, sto facendo un po’ più fatica del previsto con il pacchetto di cui disponiamo; il problema non riguarda soltanto me, ma coinvolge anche i miei compagni di squadra, dal francese Sacha Fenestraz all’austriaco Ferdinand Habsburg. Stiamo sperimentando troppi alti e bassi durante la stagione, il che non aiuta ad essere abbastanza reattivi per ritrovare la costanza necessaria. Quest’anno comunque sto guidando bene, i risultati non sempre mi confortano ma in qualifica con la mia Dallara sono spesso più rapido dei miei team-mates che sanno essere molto veloci. Lavoriamo tutti nella stessa direzione e credo che da qui alla chiusura dei giochi si vedranno dei concreti passi in avanti; sono consapevole del fatto che il team Carlin è una struttura composta da grandi professionisti. Si vince e si perde insieme: quando si è al top come accaduto sul circuito belga di Spa-Francorchamps, dove sono salito sul gradino più alto in Gara 1 scattando dalla pole position, la gioia si condivide con il team, mentre in altre circostanze meno favorevoli anche io mi sento sotto esame.

Qual è la tua percezione nei confronti della Formula 3 europea? Cosa offre questo campionato a un giovane pilota?

Sono convinto che il FIA Formula 3 European Championship sia una delle categorie più impegnative per un giovane pilota. Il livello è molto elevato e bisogna dare fondo a tutte le proprie qualità per puntare al vertice della graduatoria; basta un decimo di secondo di ritardo dalla pole position in qualifica ed ecco che ci si ritrova sesti o settimi sulla griglia di partenza! Non è mai semplice riuscire nell’impresa di trovare la quadratura del cerchio. In una sessione di qualifica può capitare di essere comodamente nella top 5, salvo poi uscire inspiegabilmente dai primi dieci nel turno successivo: la verità è che basta un minimo particolare per fare la differenza anche se le vetture sono sempre quelle e magari un pilota ha fatto un lavoro migliore del tuo. Occorre essere veloci nei tempi di reazione alle avversità ma anche consistenti nell’arco di una stagione che assomma tre gare per weekend.

Hai idoli che ispirano la tua carriera?

Quando ero un ragazzino ammiravo molto Fernando Alonso, soprattutto nel periodo in cui difendeva i colori della Ferrari. Purtroppo a fine stagione lascerà la Formula 1 per dedicarsi ad altre sfide. Dopo Alonso voglio citare Sebastian Vettel perché il tedesco, come Fernando, è un pilota che sa trarre il massimo dal mezzo di cui dispone. Entrambi non lasciano mai nulla al caso e sono due grandi professionisti del volante; a mio avviso è importante per un giovane pilota avere degli esempi da seguire perché nomi di questa caratura non possono far altro che motivarti nel dare sempre il cento per cento.

 

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