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FABIO QUARTARARO, LA RINASCITA DEL «DIABLO» INFIAMMA IL MONDIALE MOTO2: “CON IL TEAM SPEED UP MI SENTO A CASA”


Pianeta Giovani

Per Fabio Quartararo, diciannovenne nativo di Nizza, nella Costa Azzurra francese, gli accenti costituiscono probabilmente un optional abbastanza divertente. Provvisto di passaporto transalpino ma con un bel po' di sangue siciliano che gli scorre nelle vene, l’alfiere del team Speed Up sta affrontando la sua seconda stagione consecutiva nel Mondiale Moto2 in sella a una Speed Up, factory italiana con sede a Lugo di Vicenza, in Veneto, dopo un 2017 di apprendistato nella categoria anticamera alla MotoGP vissuto tra alti e bassi alla corte del team Pons Racing.

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Fabio Quartararo

È «El Diablo», come lo chiamano i suoi tifosi, il pilota del momento della classe Moto2, capace di festeggiare il primo successo iridato in carriera nel Gran Premio di Catalogna, andato in scena a Barcellona lo scorso 17 giugno, e di ripetersi su ottimi livelli nel successivo Gran Premio d’Olanda disputato ad Assen dove, due settimane più tardi, l’ex fenomeno del CEV Moto3 ha colto una fantastica seconda piazza dimostrando ad appassionati e addetti ai lavori che il risultato top di Montmelò non era certo frutto del caso.

SkeetGP ha voluto ripercorrere con Quartararo gli anni vincenti del CEV Moto3, il paragone scomodo con Marc Márquez, gli ostacoli incontrati nelle prime due stagioni di Motomondiale in Moto3 e la rinascita agonistica con Speed Up, unica moto italiana presente nel Mondiale Moto2, circoscrivendo gli obiettivi del rider nizzardo da qui all’ultima tappa stagionale in programma a Valencia, in territorio iberico, il 18 novembre 2018.

Fabio, la tua carriera è iniziata a soli quattro anni in Francia. Chi o cosa ti ha spinto a salire per la prima volta su una moto da competizione?

Il merito va ascritto a mio padre: è stato lui, infatti, ad accompagnarmi per la prima volta in circuito. Adesso mi sembra incredibile poter affermare di essere un pilota professionista che gareggia stabilmente nel campionato del mondo.

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Fabio Quartararo

Nel 2013 hai vinto da esordiente il CEV Moto3 a quattordici anni d’età diventando il pilota più giovane a imporsi nel cosiddetto Mondiale Junior. Cosa si prova a dover convivere con l’etichetta di campione predestinato?

Emotivamente è stato abbastanza difficile per me perché la stampa mi ha sempre messo addosso tantissima pressione. I giornalisti del settore hanno creato parallelismi tra la mia carriera e quella di Marc Márquez, un talento precocissimo oltre che un grande campione in grado di conquistare, nel 2009 in sella a una KTM ufficiale, la sua prima pole position nel Motomondiale (classe 125, ndr) a soli sedici anni d’età.

Cosa ha significato per te disputare una seconda stagione nel CEV Moto3 edizione 2014 dal momento che eri troppo giovane per entrare a far parte del Motomondiale? 

In fin dei conti si è trattato di un anno molto importante sotto il profilo formativo perché ho avuto modo di accumulare chilometri ed esperienza nel Mondiale Junior allo scopo di essere più forte all’esordio nel Motomondiale la stagione successiva. Nel CEV Moto3 del 2014 affrontato sulla Honda dello junior team Estrella Galicia 0,0 ho vinto nove gare su undici e ho concluso al secondo posto nelle altre due a Jerez de la Frontera e Albacete bissando il titolo conquistato l’anno precedente.

Nel 2015, alla tua prima stagione nel Mondiale Moto3, hai subito la frattura della caviglia destra a Misano dovendo così saltare alcune gare. Quell’infortunio ti ha in qualche modo influenzato anche nel 2016 quando eri dato per favorito nella rincorsa al titolo Moto3? 

No, l’infortunio patito nel 2015 non c’entra. Il problema semmai era la moto, visto che dal team Estrella Galicia 0,0 di Emilio Alzamora ero passato a correre per il team Leopard Racing, quindi dopo la Honda NSF250R mi ritrovavo a guidare una KTM RC 250 GP. Nel 2017 ho comunque optato per il passaggio in Moto2 nelle file del team gestito dall’ex iridato Sito Pons. 

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Moto2 -  Fabio Quartararo

Quest’anno, dopo l’esordio in Moto2 avvenuto appunto nel 2017, sei passato alle dipendenze del team italiano Speed Up diretto dall’ex pilota vicentino Luca Boscoscuro. Che tipo di moto è la tua Speed Up?

La Speed Up SF18 è un’ottima motocicletta. Per quanto riguarda il clima che si è instaurato nella squadra di proprietà di Boscoscuro per me è come essere in famiglia, non a caso tutto lo staff fornisce il suo contributo affinché io possa lottare per la vittoria e disputare delle buone gare. Qui mi sento a casa.

Sul circuito di Barcellona hai vinto il tuo primo Gran Premio in carriera nel Motomondiale partendo dalla pole position. Cosa c’è dietro questo successo che è arrivato dopo 56 Gran Premi in cui inseguivi il gradino più alto del podio? 

Nel complesso è stata la gara più difficile della mia vita ma anche la migliore che io abbia mai corso. Nel Gran Premio di Catalogna ho ottenuto il mio primo successo iridato precedendo allo sventolare della bandiera a scacchi Miguel Oliveira e Álex Márquez, il fratello più piccolo di Marc: una sensazione incredibile.

A quali obiettivi punti in vista delle prossime gare?

Il mio obiettivo è quello di provare a finire tutti i Gran Premi che restano nella top 5. Con il team Speed Up stiamo lavorando duramente per raggiungere questo traguardo. Ad Assen, lo scorso 1° luglio, nel Gran Premio d’Olanda vinto da Francesco Bagnaia, ho terminato secondo alzando ulteriormente le mie quotazioni nella classifica di campionato. Vedremo come andranno le cose al Sachsenring, in Germania, il prossimo fine settimana.

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