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ENAAM AHMED, UNA STAR DI SICURO AVVENIRE IN MONOPOSTO

Enaam Ahmed SPA 2018
Enaam Ahmed SPA 2018
Enaam Ahmed Ungheria 2018
Enaam Ahmed Ungheria 2018
Enaam Ahmed con il padre Shami
Enaam Ahmed con il padre Shami
Enaam Ahmed
Enaam Ahmed
Enaam Ahmed, British F3 2017
Enaam Ahmed, British F3 2017
Enaam Ahmed KFJ 2014
Enaam Ahmed KFJ 2014
Enaam Ahmed MSA Formula Arden 2015
Enaam Ahmed MSA Formula Arden 2015
Enaam Ahmed Pau 2018
Enaam Ahmed Pau 2018

Pianeta Giovani

“LA FORMULA 1 È IL MIO PIÙ GRANDE OBIETTIVO”

Vincitore di cinque titoli nel karting, tra i quali un Europeo e un Mondiale, nel solo 2014, al top nella Rookie Cup della MSA Formula 2015, anno del suo passaggio in monoposto, trionfatore dell’Autumn Trophy di Formula 3 britannica nel 2016 e campione della serie cadetta d’Oltremanica nel 2017 battendo il record di successi in una stagione siglato nel 1983 dall’asso brasiliano Ayrton Senna. 

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Enaam Ahmed 

Enaam Ahmed, nato a Londra, in Gran Bretagna, il 4 febbraio 2000 da padre pakistano e madre indo-kenyana, si può annoverare tra le star assolute delle formule minori complice un pedigree di tutto rispetto che nel 2018 l’ha portato a competere nel selettivo FIA Formula 3 European Championship al volante di una Dallara-Mercedes del team Hitech Bullfrog GP. 

All’esordio nella categoria promossa dalla società ITR GmbH capitanata dall’ex pilota di Formula 1 Gerhard Berger, il diciottenne teenager londinese, il cui padre Shami ha fondato l’azienda di abbigliamento Joe Bloggs sponsorizzando anche il cinque volte iridato Lewis Hamilton agli inizi della carriera e il gruppo musicale dei Take That, ha terminato la stagione al nono posto in classifica generale con un significativo score di due vittorie, due pole position e quattro piazzamenti sul podio.

SkeetGP ha avuto modo di incontrare il promettente Ahmed nell’accogliente hospitality del team Hitech di proprietà di Oliver Oakes, trentenne ex driver britannico ormai concentrato sulle attività di management, ponendo sotto i riflettori un ragazzo brillante e risoluto il cui nome dovrebbe già essere scritto a caratteri cubitali sul taccuino di qualche influente team manager della Formula 1.

Enaam, cosa puoi dirmi dei tuoi primi passi nel motorsport? Qual è stata la strada che ti ha condotto a salire a bordo di un kart?

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Ahmed KFJ 2014

Prima di dedicarmi anima e corpo alle corse ho sperimentato diversi sport, tra cui il calcio. Un giorno ho avuto l’opportunità di andare a provare un kart e da quel momento ho incominciato a frequentare le piste. Al volante mi sono subito trovato a mio agio e ho iniziato ben presto a competere nel karting dimostrandomi più portato per la guida che per il calcio! Era il 2008 quando ho affrontato i miei primi chilometri in un kartodromo e nel 2014, a quattordici anni, ho vinto l’Europeo e il Mondiale. All’epoca uno dei miei rivali più quotati rispondeva al nome di Mick Schumacher, figlio del grande Michael, che quest’anno ho ritrovato come avversario nel FIA Formula 3 European Championship da lui conquistato con il team Prema. A quindici primavere ho quindi concretizzato il passaggio in monoposto vincendo la Rookie Cup nella MSA Formula nelle fila del team Arden International arpionando inoltre un paio di vittorie nel campionato nordeuropeo di Formula 4 con la squadra dei fratelli Koiranen. 

Nel karting hai iniziato a farti le ossa sul leggendario Rye House Kart Circuit, nell’Hertfordshire britannico, dove in passato hanno percorso tanti chilometri futuri campioni del mondo di Formula 1 del calibro di Jenson Button e Lewis Hamilton. A tuo modo di vedere si respira un’atmosfera particolare dalle parti del kartodromo di Hoddesdon?

Sì, assolutamente, non a caso stiamo parlando di un kartodromo che vanta una storia notevolissima e che ha allevato tanti piloti britannici capaci di costruirsi un’ottima carriera nel motorsport. Anche io ho consumato svariati set di pneumatici sul tracciato adiacente al Rye House Stadium e ne vado particolarmente orgoglioso: in Gran Bretagna e non solo è diventato un posto mitico da dove sono transitati i più grandi campioni. 

Qual è stata la reazione dei tuoi familiari dinanzi alla notizia di avere un figlio determinato a fare il pilota automobilistico?

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Enaam Ahmed con il padre Shami

I miei familiari mi hanno sempre supportato al cento per cento nel percorso agonistico. Mio padre e mia madre mi hanno detto di fare quello che sentivo fosse giusto per me e che mi sarebbero stati vicini. In fondo correre è quello che ho sempre voluto fare e i miei genitori l’hanno compreso molto rapidamente. Oggi, dopo aver compiuto davvero tanti sacrifici per consentirmi di gareggiare in monoposto, sono i miei primi fans.

Quanto è importante per un giovane pilota intrattenere positive relazioni con gli sponsor?

È qualcosa di fondamentale: quello economico è un capitolo determinante nelle corse perché per scendere in pista e correre ad alti livelli occorrono molti soldi e se in più un pilota punta a salire tutti i gradini fino alla Formula 1 risulta indispensabile avere le spalle ben coperte sotto il profilo finanziario. A mio avviso un driver, anche se è seguito da un buon manager, deve imparare a negoziare con le aziende e con le persone fisiche potenzialmente interessate a supportarlo così da poter avviare relazioni proficue in grado di fornire concreti benefici per lo sviluppo della propria carriera. Per quanto mi riguarda, ad esempio, capita spesso che scriva personalmente delle email per incrementare la mia rete di contatti.

Hai degli idoli che ispirano la tua carriera o la tua vita in generale?

I miei piloti di riferimento sono Mika Hakkinen e Lewis Hamilton. Si tratta di due grandi personaggi che hanno scritto bellissime pagine di motorsport e sono ovviamente due fantastici piloti. Hamilton, in particolare, ha rappresentato la miccia che ha innescato la mia carriera, complice la conquista del suo primo titolo mondiale in Formula 1 su McLaren nel 2008. Da lì al kartodromo per me il passo è stato breve.

Cosa puoi raccontarmi del sogno di correre un giorno in Formula 1? Ci pensi spesso a questa possibilità?

Sicuramente la Formula 1 è il mio più grande obiettivo. Se riuscirò nel mio intento sarò ovviamente molto felice, questo non posso negarlo! Uno dei miei circuiti preferiti è quello di Spa-Francorchamps, in Belgio, dove i bolidi della massima formula corrono da tanti anni. Per il momento la Formula 3 europea si è dimostrata il contesto ideale in cui crescere perché qui il livello è altissimo e dalla sfida serrata, weekend dopo weekend, emergono solamente i piloti più preparati. È un campionato molto difficile che richiede infatti la massima abnegazione; di certo sarebbe fantastico poter godere del supporto di una Academy votata alla promozione di giovani piloti, ma sono consapevole del fatto che l’eventuale interesse di un programma dedicato dipende innanzitutto dai miei risultati in pista.

A diciassette anni d’età, nel 2017, hai conquistato il titolo nella Formula 3 britannica battendo il record di vittorie stagionali, tredici contro dodici, stabilito nel 1983 da un certo Ayrton Senna. Cosa ha significato per te raggiungere questo risultato?

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Ahmed ,British F3 2017

Per me è stato qualcosa di veramente speciale avere l’occasione di migliorare un record appartenuto addirittura a un campionissimo del valore di Senna. È stato incredibile, un momento top della mia giovane carriera che mi sono goduto appieno con i ragazzi del team Carlin Racing e che mi auguro sia di buon auspicio per il futuro.

Nel FIA Formula 3 European Championship 2018 hai concluso nono in graduatoria vincendo delle gare da alfiere del team Hitech Bullfrog GP alla prima stagione nella serie. Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Il mio obiettivo è sempre quello di vincere il più possibile! Con il team Hitech Bullfrog GP, che mi ha permesso di esordire quest’anno nelle maglie della Formula 3 europea, ho ottenuto dei buoni risultati nell’arco della stagione sebbene mi presentassi appunto nelle vesti di rookie in una serie così impegnativa.

Cosa ne pensi del DTM, categoria che nel 2019 vedrà l’ingresso del brand Aston Martin in sostituzione della Mercedes?

Il DTM mi piace molto. Nel 2017, in quanto finalista del premio McLaren Autosport BRDC Award insieme a Dan Ticktum, Harrison Scott e Max Fewtrell, ho avuto modo di effettuare un test a Silverstone nell’abitacolo di una Mercedes-AMG C63 scoprendo da vicino una categoria davvero entusiasmante. Staremo a vedere, di sicuro per qualsiasi pilota il DTM rappresenta un valido approdo.

Mi è rimasta impressa una tua dichiarazione, rilasciata di recente al settimanale Autosport, in cui affermi che il miglior pilota del mondo è colui che si dimostrerà il più eclettico nell’approccio alle corse. Cosa intendevi dire esattamente?

Personalmente sono convinto che il pilota più competitivo debba anche essere il più istintivo del lotto, ovvero quello che sa adattarsi velocemente al mezzo di cui dispone traendo il massimo dalla vettura e dalle situazioni di gara. Di recente sono salito su una vettura da rally e devo dire che fare un po’ di traversi può essere un ottimo allenamento anche per chi gareggia in circuito. Nel poco tempo libero che trascorro lontano dalle piste amo correre sugli sterrati e provare l’ebbrezza della velocità nella foresta.

 

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