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DOPO I DUBBI DI WOLFF SUL PROGRAMMA GIOVANI MERCEDES, LA RICETTA DI GIAN CARLO MINARDI: “SÌ ALLA TERZA VETTURA E PIÙ SPAZIO AGLI ESORDIENTI”

Alonso, Minardi 1999
Alonso, Minardi 1999
Lando Norris, McLaren Test
Lando Norris, McLaren Test
Leclerc, Test Ferrari SF70H
Leclerc, Test Ferrari SF70H
Minardi, GP Brasile 1985
Minardi, GP Brasile 1985
Gian carlo Minardi
Gian carlo Minardi
Toto Wolff insieme con Esteban Ocon
Toto Wolff insieme con Esteban Ocon
Zanardi, Minardi 1992
Zanardi, Minardi 1992

Pianeta Giovani

Un grande amico del motorsport e della Formula 1. Non esiste probabilmente definizione migliore per introdurre Gian Carlo Minardi, settantuno primavere da compiere il 18 settembre, tuttora consulente di ACI Sport e supervisore della Scuola Federale dell’Automobile Club d’Italia, che vanta trascorsi indelebili nelle maglie del Circus iridato complice la sfaccettata storia di un team rimasto un punto di riferimento dal 1985, anno dell’esordio nel Gran Premio del Brasile con Pierluigi Martini, iconico pilota della scuderia faentina, al 2005, canto del cigno sulla pista cinese di Shanghai con Robert Doornbos e Christijan Albers.

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Minardi,  GP Brasile 1985

In un ventennio di onorata carriera in Formula 1, costellato da numerosi exploit a dispetto di un budget tutt’altro che generoso e di certo non sufficiente per competere ad armi pari con i cosiddetti big della massima serie per monoposto, Minardi si è pazientemente costruito una fama di talent scout, vedi i tanti giovani piloti ingaggiati per muovere i primi passi nel Mondiale, da Nannini a Morbidelli passando per Zanardi, Badoer, Fisichella, Trulli, Alonso, Webber e Bruni. Una sequenza di nomi impressionante, a rileggerla oggi, con svariati talenti italiani nella lista che senza l’iniziale fiducia e l’embrionale apporto di patron Gian Carlo ben difficilmente sarebbero riusciti a realizzare il sogno di esordire in Formula 1.

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Alonso,  Minardi 1999

Da sempre in pole position quando si tratta di scovare ricette per favorire il naturale ricambio di piloti in quel Circus a tratti un po’ stagnante sebbene in fase di transizione dall’autocratica gestione Ecclestone a quella degli americani di Liberty Media, Gian Carlo Minardi ha voluto dire la sua circa l’opportunità per le squadre top di schierare una terza vettura, idea recentemente avallata anche da Toto Wolff, direttore esecutivo del team Mercedes F1, allo scopo di rimpolpare la griglia e permettere ai giovani talenti di trovare qualche porta aperta in più considerando la disponibilità limitata di soli venti sedili complessivi.

«Da tempo sono favorevole a questa opzione, così come da anni chiedo il ritorno dei venerdì mattina aperti ai rookie», il commento di Minardi dinanzi a una strada che almeno sulla carta il mondo della Formula 1 sta sondando da tempo. «Bisogna dare una possibilità a chi investe nei giovani fin dalle formule propedeutiche, partendo già dal karting. Ad oggi invece la strada è sempre più difficile e l’imbuto sempre più stretto. Se non si mette in moto qualche nuova iniziativa ci troveremo di fronte ad una crisi estremamente grave». D’altronde, in un tourbillon di movimenti di mercato innescati dall’annuncio dell’accordo tra Daniel Ricciardo e il team Renault F1 in ottica 2019, fatto salvo il prossimo approdo di Lando Norris, britannico classe 1999, in McLaren, di personaggi della caratura di Esteban Ocon e Stoffel Vandoorne, giusto per limitarsi a giovani che attualmente militano in Formula 1 senza voler troppo soffermarsi sui pupilli Mercedes Pascal Wehrlein, quest’anno impegnato in DTM, e George Russell, leader del campionato di Formula 2 in cerca d’autore, non si conosce il destino a breve termine.

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Toto Wolff insieme con Esteban Ocon

«Non ha senso portare avanti un programma giovani se non cambierà il sistema - l’attacco di Wolff - è un discorso che vale per la Mercedes ma anche per Red Bull e Ferrari. Non abbiamo intenzione di investire cento milioni di euro per creare uno junior team e non possiamo permetterci di restare indietro nella classifica Costruttori pur di affidare la vettura a un giovane con poca esperienza. Affronteremo il problema nel consiglio di amministrazione e allo stato attuale non mi sento di escludere dei cambiamenti». Il numero uno della divisione motorsport della Casa di Stoccarda non le manda a dire e non ha sicuramente tutti i torti, anche se forse sottovaluta la scelta della compagine di Maranello di rimpiazzare il quasi trentanovenne Kimi Raikkonen con il monegasco Charles Leclerc che nel 2019 avrà ventuno anni e sarà il più giovane ferrarista in azione dai tempi del funambolico messicano Ricardo Rodríguez. La decisione di confermare il ventinovenne Valtteri Bottas per il terzo anno, dunque, va interpretata nell’ottica di salvaguardare la posizione del caposquadra Lewis Hamilton e la stabilità interna di un team che è consapevole di avere perso il ruolo dominante delle precedenti stagioni. 

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Leclerc, test Ferrari SF70H

Se Ferrari si accinge a promuovere Leclerc - primo pilota dell’Academy a centrare l’impresa di salire nella squadra regina - e McLaren recluta Norris - grazie ai buoni uffizi del suo manager nonché deus ex machina della scuderia di Woking, Zak Brown -  alle spalle dei due la situazione non è affatto rosea: di aspiranti team intenzionati a debuttare in Formula 1, infatti, non se ne vedono all'orizzonte. Questa estate, invece, la Force India, finita in amministrazione controllata, ha rischiato il fallimento se non fosse stato per l’intervento di papà Stroll, che dirottando i suoi interessi verso la formazione fondata da Vijay Mallya, ha però messo con le spalle al muro la traballante Williams, ora a caccia di un secondo pilota ben dotato sotto il profilo finanziario da affiancare al russo Sergej Sirotkin. A complicare ulteriormente le cose, i test perennemente contingentati e il caos originato dalla scelta FIA di introdurre la superlicenza a punti, sorta di ostacolo burocratico entrato in vigore nel 2016 che costringe le squadre a ricorrere al pallottoliere per comprendere chi ha eventualmente maturato il diritto di accedere alla Formula 1. Un provvedimento miope che sembra aver mandato in crisi i piani della Scuderia Toro Rosso, emanazione della Minardi ormai corto di giovani, con l’aggravante di poter perdere per strada dei talenti ai quali mancano i numeri necessari per ambire al Circus.

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Lando Norris, McLaren Test

«Bisogna considerare che non tutti i team hanno la forza economica per costruire e gestire in pista contemporaneamente tre vetture. Pertanto bisognerebbe rivedere l’intero sistema di punteggio creando una classe dedicata ai giovani esordienti  - come succede nelle categorie GT – per dare la possibilità anche ai team minori di lottare per la zona punti che, diversamente, sarebbe off-limits avendo in pista tre Ferrari e altrettante Mercedes, Red Bull e Renault». La proposta di Minardi va quindi oltre l’indicazione di Wolff che parla più genericamente di una terza vettura utile a consentire ai giovani piloti di maturare esperienza in Formula 1 senza dover essere dirottati, magari dopo aver vinto un campionato di Formula 2, in Giappone, come accaduto di recente a Pierre Gasly, futuro pilota Red Bull F1 al fianco di Max Verstappen, e al già citato Vandoorne, entrambi impiegati nella Super Formula del Sol Levante per ingannare l’attesa in vista del sospirato passaggio nella categoria top per monoposto.

«Così facendo si escluderebbe la possibilità di avere quattro top team e altrettanti cloni, una strada che non mi affascina e che potrebbe snaturare il DNA del campionato», la conclusione di Minardi. Il dibattito, insomma, è aperto, stante il fatto che in mancanza di un mercato attrattivo capace di invogliare nuove realtà a tentare l’ingresso nel Circus sarà molto difficile pensare di fare a meno dei cosiddetti programmi junior delle grandi Case: un percorso obbligato o quasi per far sì che un giovane possa un giorno sperare di competere ad alti livelli soprattutto in virtù degli ingenti investimenti richiesti per completare l’indispensabile trafila dal karting alle formule addestrative che strizzano l’occhio alla Formula 1. Lontani i tempi della Minardi a misura d’uomo e quelli del budget cap caldeggiato dall’ex presidente della FIA Max Mosley.

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