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BEN HINGELEY, DALL’INCONTRO CON HAMILTON AL CAMPUS NELL’ACADEMY FERRARI

Ben Hingeley Campus Ferrari
Ben Hingeley Campus Ferrari
Ben Hingeley
Ben Hingeley
Ben Hingeley , British F3 2017
Ben Hingeley , British F3 2017

Pianeta Giovani

“TUTTI I PILOTI DI FORMULA 3 SOGNANO LA FORMULA 1”

Le relazioni tra il FIA Formula 3 European Championship, rinomato bacino di giovani piloti, e il Deutsche Tourenwagen Masters, l’incontro con un campione del mondo di Formula 1 ai tempi del karting, l’esperienza nelle maglie del Ferrari Driver Academy di Maranello, in Italia, e la centralità degli sponsor. Tutti elementi che per un giovane driver intenzionato a lasciare una traccia del suo passaggio in monoposto possono fare la differenza tra l’inizio di un sogno potenzialmente realizzabile e la fine subitanea di una carriera altrimenti appena abbozzata sul palcoscenico delle quattro ruotine.

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Silverstone F3 Euro

Ben Hingeley, residente a Glascoed, nelle vicinanze della città di Abergele, sulla costa nord-orientale del Galles, una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito, occupa attualmente la diciassettesima posizione nella classifica generale del campionato continentale di Formula 3, consapevole del fatto che a parte l’exploit sul circuito cittadino di Pau, nei Pirenei francesi, dove ha raccolto un ottimo quarto posto nel primo weekend della stagione, l’approdo nella  serie cadetta non è stato immune da difficoltà dopo le precedenti esperienze maturate in Formula Jedi, in Formula 3 britannica ed Euroformula Open. 

A riportare il sereno sulla sua stagione, la prima della carriera nell’impegnativa categoria addestrativa affrontata su una Dallara-Mercedes del team Hitech Bullfrog GP, ci ha pensato un weekend vissuto nell’inedito FIA Formula 3 Asian Championship sulla pista di Ningbo, in Cina, il primo fine settimana di settembre, che ha permesso al ventunenne pilota di Chester, non lontano dal confine con il Galles, di arpionare una vittoria in Gara 1 e una piazza d’onore in Gara 3 con la sola macchia del ritiro accusato nella seconda frazione. Schieratosi sempre per i colori di Hitech, il biondo Hingeley, nato il 30 maggio 1997, ha  così riassaporato il gusto del successo ingaggiando una bella sfida con l'americano Jaden Conwright. Per SkeetGP si è presentata l’opportunità di analizzare insieme a Ben il suo percorso agonistico e le sue ambizioni di pilota.

Ben, qual è il tuo parere sulle importanti connessioni esistenti tra il FIA Formula 3 European Championship e il DTM, due categorie poste entrambe sotto l’egida della società ITR GmbH? 

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Silverstone Hitech F3 Euro

È una grande opportunità per noi giovani piloti impegnati nella Formula 3 continentale quella di poter essere accostati al DTM. Stiamo infatti parlando di una categoria molto importante che entusiasma il pubblico anche al di fuori della Germania. Sono convinto che tutti i miei colleghi, nel paddock, firmerebbero ad occhi chiusi un contratto per correre in Formula 1, ciononostante a mio avviso il DTM è un campionato non meno competitivo in grado di offrire la possibilità di lavorare da professionisti a stretto contatto con grandi Case automobilistiche.

Ritieni che il DTM possa costituire un possibile sbocco futuro per la tua carriera?

Sì, certo, qualora si presentasse l’occasione sarebbe una chance da cogliere al volo. Nel 2019 la Mercedes, come noto, abbandonerà la serie, ma gli organizzatori stanno prendendo le contromisure del caso per mantenere elevato il livello dei partecipanti.

Quando eri un giovanissimo kartista hai avuto modo di conoscere personalmente Lewis Hamilton, il quattro volte campione del mondo di Formula 1 attualmente in lotta per il titolo 2018 con il ferrarista Sebastian Vettel. Cosa ha significato per te quell’incontro?

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Hamilton - Hingeley, 2009

Ho avuto l’opportunità di conoscere Hamilton di persona nel febbraio 2009, quando ero un pilota di kart e gareggiavo più precisamente nel contesto del Formula Kart Stars British Championships. Lewis, che all’epoca difendeva i colori della McLaren, aveva appena conquistato il suo primo titolo mondiale in Formula 1 ed era l’ambasciatore del campionato. Io avevo soltanto dodici anni e stavo ottenendo i primi risultati importanti nel mondo del karting. Ricordo che si è trattato di un momento particolarmente emozionante per me, che sognavo di ripercorrere i passi di Hamilton subito vincente in Formula 1. Oggi Lewis è diventato un pilota eccezionale, un simbolo per il motorsport britannico e non solo con i suoi quattro allori iridati in bacheca; si tratta certamente di un punto di riferimento fondamentale per tutti i giovanissimi drivers inglesi che si avvicinano alle corse

Nel 2013, ai tempi del karting, hai trascorso tre giorni di full immersion presso la struttura del Ferrari Driver Academy a Maranello. Cosa puoi dirmi in merito a questa esperienza vissuta in Italia?

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Ben Hingeley - Campus Ferrari

Con Alex Palou, che quest’anno è il mio compagno di squadra nel team Hitech Bullfrog GP, ci siamo conosciuti in quelle tre giornate vissute presso il campus della Ferrari a Maranello. Personalmente ho trascorso dei giorni fantastici nella factory della compagine italiana in un posto speciale, Maranello appunto, dove ogni angolo è intriso di storia del motorsport. Alla Ferrari ho compreso cosa significa percepire sulla propria pelle la passione per le corse: tutto era stato preparato a dovere per il nostro arrivo e per me si è trattato di sperimentare un’esperienza formativa oltre che molto appagante. All’epoca ero ancora un giovane kartista e il lavoro svolto a Maranello mi ha aiutato a crescere sotto il profilo umano e del pilotaggio. Si può affermare senza timore di smentita che io e gli altri due piloti prescelti siamo stati messi nella condizione di rendere al meglio delle nostre potenzialità. Ho provato il simulatore e sono salito su una monoposto addestrativa messa a disposizione dalla Scuderia Ferrari imparando a focalizzarmi sulle cose che contano in un weekend di gara al di là degli importanti aspetti riguardanti la preparazione fisica. Ringrazio il Banco Santander, il noto gruppo di istituti di credito che allora era main sponsor della Rossa in Formula 1, per avermi offerto di vivere un’esperienza incredibile destinata a rimanere per sempre nel mio cuore.

Ti piacerebbe un giorno difendere i colori della Ferrari, eventualmente anche in una categoria a ruote coperte?

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Ben Hingeley - Campus Ferrari

Sicuramente sì! La Ferrari come marchio non ha certo bisogno di presentazioni. Credo che qualsiasi pilota sarebbe eccitatissimo all’idea di correre per la compagine di Maranello. È un sogno, una sorta di punto di arrivo per la carriera di un pilota e non ha importanza il fatto che io sia britannico di origine. Anche Lewis Hamilton, del resto, ha dimostrato in più di una occasione l’attaccamento al brand Ferrari. Dalla Formula 1 alle competizioni GT esibire il Cavallino sul casco e sulla carrozzeria della vettura costituirebbe per me un grandissimo onore; i successi della Casa italiana parlano da soli senza dimenticare che nel mondo non esiste un brand automobilistico altrettanto forte.

 

Quali fattori ti hanno spinto a diventare un pilota?

Sono stato io a prendere l’iniziativa perché i miei genitori, pur appassionati di Formula 1, non hanno mai avuto niente a che vedere con il motorsport. Quando ero piccolo a mio padre piaceva divertirsi con gli amici nei kartodromi del Galles, ma la cosa finiva lì, alla sera tornava a casa e non ci pensava più ben conscio di avere vissuto una giornata spensierata. Un’estate, mentre ero in vacanza dalla scuola, sono andato a vederlo girare e mi sono letteralmente innamorato di questo sport. Nel 2008, a dieci anni d’età, ho disputato le mie prime gare di kart in Gran Bretagna.

Quanti ostacoli deve superare un giovane pilota per realizzare il sogno di scendere in pista?

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Ben Hingeley 

Tanti, a volte anche troppi! La decisione di intraprendere una carriera da pilota comporta molti sacrifici sia per il driver che per la sua famiglia; dando per scontata la passione, gli ostacoli più difficili da superare sono quelli di natura finanziaria. I miei genitori, per esempio, non disponevano del denaro necessario per consentirmi il passaggio dal kart alle monoposto, di conseguenza abbiamo dovuto attivarci per cercare degli sponsor che credessero in me e potessero sostenere il mio progetto di diventare un pilota professionista. Oggi mi ritengo particolarmente fortunato perché senza l’appoggio dei miei sponsor non potrei fare il pilota, anzi è probabile che la mia carriera nelle formule non sarebbe nemmeno incominciata. Tra i miei sostenitori c’è il Thakeham Group, che mi ha accompagnato fino alla mia avventura nella Formula 3 europea con il team Hitech Bullfrog GP, ed opera a più livelli nel ramo dell’immobiliare, delle infrastrutture e della manutenzione stradale.

Nel tuo sito Internet affermi esplicitamente che stai percorrendo la tua strada per laurearti un domani campione del mondo di Formula 1. Ritieni che al momento la massima formula sia ancora  un obiettivo molto lontano?

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Ben Hingeley 

La Formula 1 è sempre una possibilità. Bisogna crederci, lavorare duramente per raggiungere l’obiettivo e avere fiducia nelle proprie capacità. Nella Formula 3 continentale la battaglia è molto serrata, non ci sono dubbi sul fatto che chi fa parte del paddock vorrebbe un giorno approdare al mondo dei Gran Premi. Nel campionato militano diversi piloti che sono inseriti in programmi junior promossi da Case o scuderie importanti, quindi va da sé che in un contesto del genere non mancano i drivers in un certo senso autorizzati a volgere lo sguardo verso il Circus iridato. Ovviamente, affinché l’obiettivo venga centrato, molto dipende dagli sponsor personali e dall’investimento che un pilota è in grado di sostenere per proporsi alle squadre della massima serie per monoposto. Purtroppo non è sufficiente essere il più veloce in pista e ci sono altri fattori meno romantici da considerare. Avere l’opportunità di entrare in una Academy dedicata ai giovani piloti sicuramente aiuta, ma non è detto che sia la svolta della carriera; mi viene in mente il caso di Nyck de Vries, da anni valido pilota del McLaren Young Driver Programme, che dopo lo straordinario ingresso di Lando Norris è stato un po’ ridimensionato tanto da restare al momento parcheggiato in Formula 2. Per il più giovane Norris, invece, nel 2019 si apriranno le porte della Formula 1 in McLaren al fianco di Carlos Sainz. Una situazione del genere dimostra che bisogna godere degli appoggi giusti all’interno di un team e di una buona considerazione da parte dei dirigenti. Un programma giovani può aprire tante porte, è vero, ma non è scontato che apra quella d’accesso alla Formula 1.

Quali sono i tuoi piani in vista dell’ultimo atto del FIA Formula 3 European Championship edizione 2018?

Per quanto attiene a questa stagione provo sensazioni contrastanti. È stato un po’ un mix, buone performances alternate a prestazioni meno esaltanti; l’importante comunque è continuare a costruire per il futuro e non abbattersi quando le cose non vanno come vorresti. Vado avanti pensando al singolo weekend e preferisco non preoccuparmi troppo della classifica di campionato.

In cosa consiste secondo te la parte più divertente della tua professione? Quali sono, invece, gli aspetti meno gradevoli?

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Hingeley F3 Asia Ningbo

La parte migliore è guidare, l’adrenalina che solo questo mestiere può garantire. Mi riferisco in particolare al raggiungimento del proprio limite e di quello della vettura, nella speranza che i due momenti possano coincidere il più spesso possibile. È fantastico avere la possibilità di girare il mondo in lungo e in largo mettendosi al volante di vetture così potenti. La parte peggiore, invece, riguarda i tanti spostamenti durante l’anno di gare e la consapevolezza di dover viaggiare senza poter visitare un Paese come si conviene. Alla fine si è sempre in giro, ma dall’aeroporto si passa all’hotel, quindi all’autodromo e viceversa; non resta molto tempo per altro e ciò che conosci meglio di una località è la pista! Anche i trasferimenti aerei non sono il massimo, ma è il prezzo da pagare e va bene così.

 

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