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ROSSI-VINALES, UNA PACE ARMATA

Valentino Rossi ai box,2017
Valentino Rossi ai box, 2017
Marc Marquez, Repsol
Marc Marquez, Repsol
Rossi - Marquez
Rossi - Marquez
Vinales ai box
Vinales ai box
Vinales Rossi, 2017
Vinales Rossi,2017
Vinales Rossi, 2017
Vinales Rossi, 2017
Valentino Rossi: pilota, imprenditore
Valentino Rossi: pilota, imprenditore

Pensar Juntos

Yamaha si mette nelle mani di Rossi, relegando in un angolo il giovane Viñales, perché l'unico ritenuto capace di sferrare un gancio al volto di un portentoso Márquez e arrestare il potere emergente di Ducati.

La stampa italiana di settore, come d’altronde quella spagnola, ha seguito con somma attenzione lo sviluppo del Mondiale di MotoGP 2017 intavolando, perfino, simpatiche scommesse coi giornalisti spagnoli. Ovviamente, tutto si è ridotto a poche divertenti battute e, soprattutto, a far valere le proprie ragioni, con tre o quattro schiamazzi alzando simpaticamente la voce gli uni sugli altri.

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Rossi - Marquez

C’è da dire che con la spettacolare esplosione di Marc Márquez, il ragazzo che, dalla sua apparizione in MotoGP nel 2013, ha battuto precocemente tutti i record, di risate italiane se ne sono sentite molto meno. Solo il grande, l'immenso, l'autentico, il semplice e riservato Andrea Dovizioso, nel quale neanche la stessa Ducati confidava, ha consentito ai colleghi d’oltralpe di regalare, nel 2017, tante gioiose risa ai 'tifosi' della stampa italiana.

Capita ogni tanto che le redazioni mandino ‘rinforzi’, insomma che accorrano ai gran premi degli inviati non abituali, chiamati a completare l'informazione di questo o quel gran premio, o perché la gara è quella di casa (Italia) o perché è decisiva per il titolo. E, in uno di quei gran premi, il ‘rinforzo’ della Gazzetta dello Sport mi ha messo lo scorso anno con le  spalle al muro e, con somma gentilezza e determinazione, mi ha domandato perché la stampa spagnola non si lamentava, non polemizzava, non criticava il fatto che Valentino Rossi avesse fatto impazzire, tecnicamente, Maverick Viñales, facendolo fallire coi suoi molteplici cambiamenti tecnici sulla Yamaha, trasformando una moto vincente in mano al catalano in una moto perdente nelle mani di entrambi.

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Rossi ai box

La risposta, che poi ho capito non essere stata solo la mia ma anche di altri due colleghi che furono sondati era semplicemente, che quando domandavamo a Viñales se fosse certo di ciò che sosteneva, 'MVK' lo smentiva subito perché, senza alcun dubbio, il compagno italiano aveva ragione: il 'Dottore' aveva fatto impazzire, non solo il suo compagno/rivale di box, ma anche la sua squadra tecnica, guidata dal saggio Ramón Forcada. La dimostrazione di questo caos, quando tutti sputavano su tutti (e ciò accadde il fine settimana del GP di Valencia a fine stagione) fu quando le due stelle della Yamaha uscirono in pista col telaio dal 2016!

Abbiamo saputo che Maio Meregalli, Team Manager della squadra Movistar-Yamaha, ha annunciato che sarà Rossi che svilupperà questo anno la YZ-M1 "perché ha più esperienza, 39 anni contro 23, e, pertanto, è logico che la sua opinione abbia più peso che quella di Viñales."

Nuova sconfitta di Maverick che non sembra disposto né a mantenere per il momento col 'Dottore' il confronto verbale che ebbe con Márquez, che lo sconfisse con quattro titoli contro zero, né il polso tecnico che ebbe Jorge Lorenzo con 'Vale', che gli valse la vittoria e lo scettro del 2015.

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C’è chi pensa, in Spagna (forse anche nel 'paddock', forse) che Yamaha abbia scelto questa direzione per vendere moto da strada invece di seguire la rotta ideale per recuperare il titolo mondiale di MotoGP. L'impressionante albo d'oro di Márquez, che l'anno scorso è arrivato a conquistare il titolo nonostante non sia andato a punti per tre volte (cosa che non accadeva dal 1998, quando l'ottenne il mitico Mick Doohan), la crescita di 'Dovi' e l'adattamento di Lorenzo alla sua nuova Ducati (a margine del potere travolgente di Viñales) renderà oltremodo difficile, troppo, l’impresa a Rossi di conquistare il decimo titolo. Non c'è dubbio che la popolarità di 'Vale' gli ha permesso di rimanere sulla cresta dell’onda e di firmare nuovamente con il diapason e, in questo senso, è evidente che Viñales dovrà continuare a cercare di vincere con la Yamaha progettata dall'italiano.

Vedremo se questo anno 'MVK' cambierà strategia nel caso la moto risulti fallimentare (il suo terzo giorno di test a Sepang è stato un disastro), iniziando a raccontare a noi giornalisti la verità così da consentirci di spiegare come la disparità in seno al suo box abbia reso impossibile l'intendimento tra i due piloti.

Nessuno di noi dimentica quando Rossi nella scorsa stagione si mostrò impressionato del dominio di Viñales nei test invernali e delle sue tre vittorie (Qatar, Argentina e Francia) nei primi cinque gran premi. A denti stretti, il 'Dottore' insisteva nel sostenere che quella Yamaha non era buona. Ed insisté tanto, ma così tanto, che a metà anno, prima del gran prix di Olanda, la Yamaha progettò e costruì un nuovo telaio, col quale Vale conquistò, nella 'cattedrale' di Assen, il suo unico gran premio dell'anno.

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Vinales , Rossi

E, a partire da lì, quando tutti intuimmo che Viñales non avrebbe cambiato il cavallo a metà corsa, i due, Viñales e Rossi, incominciarono prima a battibeccare nel box del catalano per finire con l’andare fuori di testa nella volata finale del Mondiale.

Perché Rossi, non lo dimentichiamo, non chiese solo un telaio nuovo: no, pretese anche una nuova carena con inglobate le ali superiori, nuove sospensioni di carbonio ed altre migliorie tutte destinate ad ottimizzare la sua guida e i suoi risultati, mai quelli del suo compagno di squadra. Viñales, con una brillante esperienza in Suzuki e MotoGP, ma 'rookie' in Yamaha, si è lasciato soggiogare dal potere del 'Dottore', accettando di cambiare il suo telaio, nonostante fosse andato a punti con il primo fornitogli da Yamaha, finendo nello stesso pantano del mito italiano.

Viñales e Rossi riconobbero, sul circuito di Spielberg (Austria), dove arrivarono rispettivamente sesto e settimo, di aver dovuto ridurre la potenza delle proprie Yamaha per guadagnare qualcosa in trazione posteriore, dovendo puntare più sulla frenata per recuperare quanto perso in accelerazione e in velocità di punta. "Nelle condizioni in cui stiamo, è impossibile litigare per la vittoria e il podio è molto, molto, difficile", riconobbe Rossi, ricordando di aver tagliato il traguardo con solo 9 secondi sul francese Loris Baz "che guidava una Ducati del 2015!

Prima di salutare il Red Bull Ring, Il 'Dottore' inviò un messaggio molto chiaro ai suoi. "Dobbiamo lavorare duro su meccanica ed elettronica. La soluzione può arrivare solo dal Giappone, dai nostri ingegneri, dalla nostra fabbrica, perché noi più di quello che facciamo con quello che abbiamo, non possiamo…è impossibile."

È iniziata la nuova stagione a Sepang (Malesia) e dopo i primi due giorni, dove Rossi e Viñales sono stati tra i più veloci, al terzo giorno hanno avuto prestazioni disastrose con "gli stessi problemi dello scorso anno" come ammesso da entrambe le stelle. Il dubbio ha così iniziato a insinuarsi in seno alla squadra Yamaha che, per il momento, ha deciso di collocare sul ponte di comando del progetto di sviluppo della nuova moto il comandante più veterano, l'uomo che, dietro 366 grandi premi, nove titoli, 115 vittorie e 227 podi si è imposto al giovane che, in teoria, dovrebbe prendere il suo posto in quel lussuoso box, dopo aver dimostrato di essere l'unico in grado di sfidare in pista il portentoso Márquez. Ma Rossi, oltre a velocità ed immagine, procura affari, molti affari. A tutti.

 

*L'ARTICOLO IN LINGUA ORIGINALE E' SCARICABILE.

** TRADUZIONE A CURA DELLA REDAZIONE

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