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YAMAHA: DUE BOX E UNA NARRAZIONE (SBAGLIATA)

Valentino Rossi - Yamaha

Motopatico

Fernando Pessoa lo scriveva nella poesia Al di là: «un leggero timore, prende in me il colore, di voler avere una cosa migliore». Che poi, alla fine, appare come lo stesso dubbio che sta paralizzando la squadra ufficiale Yamaha impegnata in MotoGP. Quello che stupisce è il diverso registro narrativo, perlomeno a sentire le versioni italiane e spagnole, della storia. E' innegabile che ci siano problemi di gestione del Factory Team, che però ognuno racconti la propria versione è assai preoccupante. Perché? Semplice: il rischio è che lo scollegamento con la realtà rispetto a ciò che accade all’interno delle segrete stanze generi panico.

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Yamaha - Valentino Rossi

I media italiani sottolineano come a Brno Valentino Rossi ci abbia messo del suo per portare a casa – in extremis – un quarto posto che vale un podio. Però non passano inosservate le bordate con cui il fuoriclasse di Tavullia cerca di sollecitare la Casa di Iwata alla riscossa. Lamentele e rampogne che si susseguono da mesi, come un mantra. Il pilota accusa la Yamaha di non fare abbastanza; la sufficienza con cui sono stati bollati come “inutili” i nuovi aggiornamenti portati in pista lunedì scorso sul tracciato ceco è sintomatica di un malessere che ormai non si contiene. Un po’ come dire: dopo di me, il diluvio. Lo sottolinea giustamente il giornalista Manuel Pecino: «l'immagine che ha trasmesso tutta questa crisi all'interno del team Yamaha è una sola: essere fuori controllo. Dà la sensazione, beh, non è una sensazione ma la realtà, che tutto sia sfuggito dalle mani prima ai responsabili della comunicazione, ma soprattutto ai dirigenti della squadra». Come dire: comandano i piloti. Ma è un bene? La risposta è una, sola e chiara: no, ma è marketing. Il lavoro oscuro all’interno dei box non interessa a nessuno, le gesta in pista a tutti. C’è un altro vantaggio collaterale in questo: i responsabili tecnici, Forcada in primis ma anche Galbusera, sono più facilmente “silenziabili”. Minore l’esposizione mediatica, più semplice mettere la mordacchia.

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Vinales-Forcada

L’esempio è la situazione esplosiva, paradossale, che si è creata tra Maverick Viñales e Ramon Forcada; il capotecnico del catalano è un veterano di mille battaglie: ha vinto con Lorenzo, ha deciso di non seguire Jorge nell’avventura in rosso, giurando fedeltà ai giapponesi. Un uomo leale. L’ipocrisia di questa MotoGP che nasconde sotto il tappeto i rancori striscianti ha permesso che per mesi ci si interrogasse su un rapporto che ormai era divenuto logoro. Il #25 non si fida più della squadra, mentre Forcada&C. probilmente non ritengono affidabili le segnalazioni del pilota. Un cortocircuito terminato, come sottolineano le fonti spagnoli, in una dichiarazione dell’ingegnere al canale Movistar: «non mi ha parlato, non so se per educazione o perché è un codardo».

In questo gioco della comunicazione di cartone, ecco che l’affermazione viene autocensurata e quindi sfumata. Sbianchettata. Resta nella memoria di qualcuno, che poi fa deflagrare la mina.

Nella versione definitiva il capotecnico, parlando a proposito dell’avvicendamento con Esteban Garcia a fianco di Viñales afferma: «il pilota non mi ha detto nulla, non una sola parola. Yamaha mi ha comunicato giorni fa che c'era una possibilità [che ciò accadesse] e stiamo cercando di trovare una soluzione con Yamaha. Cosa ha fallito? Non lo so, dovreste chiederlo a lui, non ha detto una sola parola, non una lamentela, non un brutto gesto, assolutamente nulla, se non glielo chiedi ... Non io ...». Viñales ovviamente viene a conoscenza dell’accusa di codardia, poi sfumata in un «non so, non capisco» e - come riporta Diego Lacave – chiede un meeting urgente con Lin Jarvis, boss Yamaha. Facile immaginare il tono della conversazione. A questo punto saltano tutti gli equilibri, con il pilota che, a beneficio di telecamere “applaude” la sua squadra in maniera vistosamente ironica, per aver sbagliato la strategia delle qualifiche a Brno. Un brutto spettacolo, anche in questo caso camuffato in maniera del tutto posticcia, con un abborracciato tentativo di negare l’episodio in conferenza stampa: «non è vero che l’applauso era diretto al Team, ma era rivolto a me stesso, per aver sbagliato l’approccio alle fasi di qualificazione». Risultato? Una fatwa: al pilota, si dirà ? No, al capotecnico.

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Vinales Rossi Jarvis Meregalli

La trafila è nota: Jarvis-Meregalli-Forcada. Inizia Lin Jarvis «tutto è sempre molto più facile quando vinci. In un ambiente vincente anche le cose cattive vanno bene. "Ed è stato esattamente così all'inizio della scorsa stagione, quando il nuovo capomeccanico di Viñales con Yamaha ha vinto tre dei primi cinque GP». Il solito messaggio rassicurante a beneficio dei media, che però nasconde un preoccupante retroscena: Massimo Meregalli riceve l’ordine, vero e perentorio, di “silenziare” Forcada. D’ora in avanti, sino al termine della stagione, il capomeccanico non dovrà più dire una parola. Meregalli sa chi comanda – o perlomeno dovrebbe, vista la situazione – e obbedisce. Questa è una guerra di bande tutta interna a Yamaha: piloti contro i piloti, capotecnici contro piloti, dirigenti contro piloti e capotecnici. Insomma, tutti contro tutti. C’è una cosa davvero incomprensibile, in questa situazione: che fine ha fatto l’Ufficio Stampa Yamaha ? L’unico che ha facoltà di parlare, una volta per tutte, in nome e per conto della Casa di Iwata, se ne sta in ostinato silenzio. Colpevolmente, visto che fuori c’è una guerra.

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