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II) LA FORMAZIONE DEL CAMPIONE

CEV 2018

Motopatico

Nella prima parte di questo articolo abbiamo approfondito come si finanziano i teams che scendono in pista nei cosiddetti "campionati formativi": con una battuta potremmo dire che il reperimento di risorse avviene attraverso il “mercenarismo”, che è decisamente più redditizio del mecenatismo. 

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CIV 2018

Si fatica meno a cercare famiglie che pagano (tanto) per far correre i figli, piuttosto che reperire sponsor convincendoli a investire in talento puro. Esiste un vero e proprio mercato dei “piloti-clienti - o meglio, dei genitori dei piloti-clienti - che inizia a gennaio/febbraio in modo da essere pronti al via della stagione. Mettendo in conto che ci saranno defezioni, che qualcuno finirà anzitempo il budget, che altri potrebbero non essere in grado di sostenere fino in fondo l’esborso; insomma, occorre prepararsi per tempo. Dura la vita del Team Manager che deve vendere la propria struttura. Ancora peggiore è l’ipocrisia che circonda la cosiddetta “formazione”. Il padre della giovane promessa del motociclismo nazionale che ha accettato di raccontarci come funziona il sistema, ammette che: «le trasferte sono tutte a carico del pilota, che vede la squadra solo in pista, quando inizia il week end di gara. Rapporti con il team fuori dal campionato? Zero. Rari i briefing tecnici». 

Paghi per avere un servizio, non per fare accademiaContraddicendo in questo il ruolo propedeutico riconosciuto ai campionati che dovrebbero formare i futuri campioni. Il genitore “da corsa” racconta un’altra cosa interessante: «stiamo parlando di ragazzini: anche se vengono su dalle minimoto non è necessariamente detto che posseggano un bagaglio tecnico così specifico da riuscire a identificare i problemi sulla moto; oppure che siano in grado di dare indicazioni specifiche ai meccanici. Il tempo a disposizione tra prove, qualifiche e gare non è molto, l’unica soluzione è affidarsi al meccanico della squadra. Il bambino ti può dire “non riesco ad aprire [il gas] presto”, ma difficilmente ti chiederà di regolare un precarico, accordare le sospensioni o cose del genere»

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Scuola dello Sport del CONI -  raduno dei TalentiAzzurri FMI 2018

Ecco il punto: non s’impara con le ore in officina, si lavora sul campo e la teoria è lasciata a te. Impara l’arte, oppure arrangiati. Questo fatto genera un equivoco: se il risultato non arriva la colpa sarà del pilota, anche se il mezzo con cui gareggia resta un mistero. Ripetiamo, a scanso di essere fraintesi: non è così per tutti, l’ambiente vanta notevoli eccezioni, ma è sicuramente questo il metodo che utilizzano in molti.

Un tentativo apprezzabile è quello che sta mettendo in piedi la Federazione Motociclistica Italiana attraverso il progetto “Talenti Azzurri”: seminari teorico pratici, allenamenti specifici, iniziative di sensibilizzazione. In pratica: formazione come dovrebbe essere fatta. Certo, un conto è lavorare su una “classe” di venti-trenta ragazzini, un altro è farlo nel box di un team, dove il rapporto sarebbe decisamente più diretto, dove il campioncino in erba ..

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imparerebbe più velocemente. Se questo non può avvenire, allora torniamo al punto di partenza: se la squadra con me deve far cassa, cosa le importa di farmi crescere nella carriera? Che interesse ne ricaverebbe, se non un carico di lavoro supplementare? Morale: paga papà, tu corri e stai zitto. A tredici/quattordici anni forse non conosci neppure la parola futuro. Ogni cosa è un presente permanente: persino le scelte. Quindi non sai se sarai davvero competitivo, se avrai voglia di continuare, se le corse resteranno solo un bel gioco. Perciò nessuno incentiva davvero un percorso più professionale. 

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Red Bull Rookies Cup - Mugello

All’estero, in questo senso, sono più avanti di noi: stanno sperimentando formule contrattuali basate sul valore dei risultati, in modo da favorire le scelte – e di conseguenza le carriere – dei giovani, futuri campioni. In pratica, dei futures: noi ci impegniamo a fornirti tutto ciò che ti serve a gareggiare, ti formiamo tecnicamente e se raggiungerai un certo livello, anche economico, allora ci riconoscerai una percentuale. Può sembrare cinico e crudele finché si vuole, ma perlomeno è chiaro. In Italia stiamo iniziando a prendere in considerazione solo adesso questo tipo di operazioni, mentre in Spagna sono già una realtà. Molto simile è anche il tipo di contratto che viene proposto ai migliori della Red Bull Rookies Cup, favorendo in tal modo il percorso racing dei ragazzini più talentuosi. La strada, in ogni caso, è ancora molto lunga. Lunga e – aggiungiamo noi – insidiosa. 

Rispetto a pochi esperimenti virtuosi, ci sono ancora troppi punti oscuri: a gennaio un manager della MotoGP mi ha candidamente confidato: «per far correre un ragazzo a un buon livello nel CEV occorrono dai 150mila ai 180mila euro a stagione. Se parlassimo di tuo figlio, lo faresti gareggiare o gli compreresti un appartamento?». Quindi la sostanza è: se vuoi sperare di farti una carriera paghi, e pure tanto.

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Moto3, Juanfran Guevara

Non è affatto detto che l’investimento ripaghi i sacrifici, come ha ammesso anche il pilota di Moto3 Juanfran Guevara, uno che al motomondiale ci è arrivato davvero. Guevara l’anno scorso ha appeso il caso al chiodo, preferendo dedicarsi agli studi universitari dicendo “no mas”. Basta.

Tutto questo ci riporta al CEV: a quei 44 partenti della Moto3, a quelle ammucchiate nelle curve che sanno, oltre che di sprezzo del pericolo, anche di necessità di fare risultato. Perché sai già in partenza quanto perdi economicamente, non è il caso di aggravare la voragine, con le conseguenze anche famigliari che questo potrebbe comportare. Pazienza vincente e pagante, ma salassato e perdente è troppo.

Dorna insiste che la strada migliore per formare campioni sia questo genere di percorso. Sarà, ma nel dubbio è meglio saper utilizzare bene la calcolatrice: sembra più utile che dare gas, se vuoi farti una carriera.

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