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CAMPIONATO MOTO-E: SANTA ALLEANZA FIM-DORNA-ENEL, MA PIÙ DUBBI CHE CERTEZZE


Motopatico

In occasione della presentazione a Roma della Moto-e nei locali delle ex Officine Farneto, tenutasi lo scorso 9 febbraio, i giornalisti specializzati su twitter si sono scatenati: le convocazioni arrivate all'ultimo minuto, la diretta che non parte, prendono in giro la mezz'ora di ritardo con cui parte l'evento ufficiale; “dovranno ricaricare le batterie”, è il commento più simpatico. L'occasione consente di fare il punto della situazione, tra annunci, smentite, ritardi e controriforme.

 

 

Prima di tutto però è doverosa una precisazione, che non è solo lessicale, ma sostanziale: i campionati “elettrici” non sono motorsport. Si gioca sul filo sottile delle parole, ma è così. Troppo grande la differenza di filosofia che sta alla base per poter avvicinare due mondi destinati forse a incrociarsi, ma allo stato attuale non a sovrapporsi.

Di sicuro sono competizioni, di certo ci sarà un campionato, ma non è motorsport.

Perché? Semplice: la tecnologia non è ancora pronta.

Saranno il futuro? Forse. Ma non sono il presente. Nonostante gli annunci, nonostante tutto. Prendere la Formula-E a paradigma del modello futuro delle gare su due o quattro ruote significa solo volersi autoconvincere di qualcosa che ancora non è possibile fare. Una specie di training autogeno per ansiosi.

Il migliore compromesso sarebbe forse una tecnologia ibrida, ma gli investimenti nel mondo moto non sono neppure paragonabili alle cifre che circolano nell'automobilismo.

La realtà è che ancora l'elettrico non decolla, né sulle strade, né sulle piste. La moto è un bene emozionale, un frill non necessario. Non è un’auto. Così come la Formula-E non scalda i cuori, neppure la Moto-e ci riesce.

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Mugen Shiden TT

Il livello tecnologico attuale dimostra che l'unico mezzo che avvicina – molto alla lontana, va detto – le prestazioni delle motociclette con motore endotermico è la sperimentale Mugen Honda che corre al TT. Una moto così esclusiva che può essere considerata un ottimo laboratorio tecnologico, ma di sicuro non una piattaforma che un team mediamente organizzato può pensare di gestire. I rapporti costi-benefici sono troppo sbilanciati verso la prima voce, a scapito della seconda. La cautela regna sovrana: «non si tratta di un'invasione nel campo del tradizionale panorama, piuttosto di un “affiancamento”» recitano i bollettini Dorna.

Sarà, ma il nuovo campionato di contorno alla MotoGP rischia di perdere già in partenza; il fornitore unico è l'italiana Energica, per una griglia di partenza di 18 moto – due per ognuno dei sette team della MotoGP che hanno aderito all'iniziativa FIM Enel Moto-e, più altre quattro destinate alle squadre Moto2 che credono nel progetto di Dorna –. Le gare dovrebbero sfruttare la mediaticità della MotoGP per decollare in popolarità.

I toni sono enfatici, ma lo scetticismo è d'obbligo; non ci sarà competizione tra le case, per contenere i costi si dice, ma ancora non è chiaro né come saranno organizzate le squadre, né chi saranno i piloti. Non è dato sapere quale sia il principale motivo di attrattiva per il nuovo campionato.

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In Dorna però evidentemente ci credono, se è vero che hanno messo in moto una macchina che coinvolge direttamente la Federazione Motociclistica e un title sponsor del calibro di ENEL. Ovunque si legge di “cuore verde” e di “sostenibilità”. Un progetto che dovrebbe essere completamente virtuoso, con stazioni di ricarica direttamente nel paddock degli autodromi totalmente autosufficienti con pannelli solari e/o alimentazione da fonti rinnovabili.

Da sempre “pulito” è antitetico rispetto a “motorsport”. La sensazione forte però è che con questa operazione Dorna si sia liberata di un'altra potenziale scomoda spina nel fianco. Il promoter, che ormai controlla il mainstream del motorsport motociclistico, con la Moto-e che gode dell'avvallo della federazione, resterebbe signore e padrone delle due ruote. Incontrastata e incontrastabile. Né si vede all'orizzonte chi potrebbe tentare di sfidare il colosso in una lotta impari in partenza. Intendiamoci, che la Moto-e sia un campionato in cui ci si rimette denaro, non lo si guadagna, è un fatto assodato, ma organizzare una formula alternativa, magari multimarca, sarebbe per chiunque un pericoloso salto nel buio.

Capitolo monomarca: Energica fa parte del gruppo italiano CRP, un big player nelle tecnologie di Formula1 e nelle rinnovabili. Logico il collegamento, meno comprensibile la strategia di diventare l'unico competitor; se il campionato non decolla, anche l'immagine di chi ha fornito le moto ne risentirà.

L'ex pilota Loris Capirossi, padrino laico della nuova formula dichiara tra i sorrisi che «l'accelerazione di questi mezzi stupirà gli scettici». Mah, aggiungiamo.

Se confrontiamo le velocità nell'unica competizione che prevede le due categorie, il ManxTT, la differenza è abissale: le elettriche sembrano ferme. L'autonomia poi è legata alle batterie, e qui viene fuori un'altra bega. Le attuali supply units, cioè i pacchi batterie agli ioni di litio sono in ogni caso pesanti, soggette a surriscaldamento, in ogni caso ancora inadeguate rispetto alla durata di una gara tradizionale. In sintesi: pochi giri, più lenti. Sembra che la prossima generazione di battery packs non verrà pronta prima di cinque anni.

Siamo sicuri che gli appassionati vogliano questo? La nuova formula riuscirà a scaldare il cuore dei fan tradizionali, oppure a coinvolgere una nuova fetta di pubblico, interessata a competizioni “sostenibili”? Monofornitura significa costi contenuti ma anche minore competizione tecnologica, in un'omologazione verso il basso che potrebbe tenere lontani eventuali sponsor interessati a investire in un campionato più aperto. Solo quando le moto scenderanno in pista sarà possibile fare valutazioni approfondite, ma è certo che le reticenze, al momento, sono molte. Nonostante le professioni di fede di Dorna, federazione e title sponsor.

 

 

 

 

 

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