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PEDROSA, I PERCHE' DI UN ADDIO

Dani Pedrosa, addio a fine stagione

GPizza&F1chi

Nei secoli fedele. Dani Pedrosa, come un piccolo carabiniere, ha preso il motto dell’Arma dell’Esercito Italiano, per annunciare al mondo delle due ruote e ai suoi innumerevoli fans sparsi un po’ ovunque, la decisione di ritirarsi dalle competizioni alla fine della stagione. E quindi, a Valencia, lo vedremo per l’ultima volta in sella alla sua amata, amatissima Honda.

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Pedrosa, 54 successi nel Motomondiale

Perché Dani ha voluto una volta per tutte mettere a tacere quanti, in queste ultime due settimane, hanno tentato in tutti i modi di convincerlo a lasciare la Casa giapponese per approdare ai “nemici” della Yamaha, in un team satellite di cui ancora si sa molto poco ma su una cosa ormai si sa tutto: che la moto Yamaha del team Sic (che vuol dire Sepang International Circuit), con lo sponsor ancora da definire, gli uomini e il team da assemblare, sarà in tutto e per tutto una moto “satellite” che non vuol dire che sia una ciofeca, sia chiaro, ma che proprio ufficiale ufficiale  non è e non lo sarà mai, altrimenti si chiamerebbe “factory”.

Ma adesso ditemi: pensavate davvero che Pedrosa avrebbe potuto lasciare la Honda dopo una carriera legata al marchio giapponese per la bellezza di  18 anni, coronata da 3 titoli iridati (uno in 125 e due in 250), per andare a correre con una moto di serie B? Io mai, neppure per un minuto.

Perché i piloti veri, di quelli che estremamente seri rispettano gli avversari e altrettanto lo pretendono da tutti gli altri, a certi escamotage, a certi mezzucci per restare a tutti i costi in MotoGP, proprio non si piegano.

Se Pedrosa ha deciso di ritirarsi all’età di 33 anni (li compirà in settembre) le motivazioni sono ben altre e tutte di grande spessore. Vediamole.

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Puig e Dani, quando tutto andava bene

Alberto Puig. Sono convintissimo che il colpo di grazia, a inizio stagione, sia arrivato dall’avvicendamento come team principal da Livio Suppo a Alberto Puig, detto mister sorriso e vincitore del premio mondiale simpatia. Puig è stato per anni e anni il manager di Pedrosa: gli diceva cosa doveva fare, come muoversi nel paddock, con chi parlare, cosa mangiare al ristorante, quando andare a dormire la sera dopo aver recitato la preghiera ai piedi del letto, come soprattutto evitare i giornalisti, tutti brutti, sporchi e cattivi. Insomma, un’ossessione. Quando ha capito che così non poteva continuare, Dani gli ha dato il benservito e Puig è stato spostato dalla onnipresente Dorna (ma guarda un po’…) a far da chioccia ai giovanissimi in Estremo Oriente. Tutti si sarebbe aspettato, Dani, di vederselo di nuovo tra i piedi come team manager (o chiamatelo come volete) in Honda Hrc. Facile capire che Puig gli avrebbe presentato il conto. Lo sapeva benissimo, Dani e per questo, quando Honda ha scelto Lorenzo come nuovo compagno di squadra di Marquez, a Dani le porte del Paradiso si erano chiuse per sempre.

Le motivazioni. Quando si spegne la luce, soprattutto in uni sport così pericoloso, allora è meglio smettere: “Ho altre priorità, non sto vivendo più le corse con la stessa intensità di prima. Sono stato molto fortunato ad avere avuto questa opportunità nella mia vita. Sono orgoglioso, ho raggiunto più di ciò che mi aspettavo“. Sono parole che non hanno bisogno di commenti.

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Pedrosa e il suo fisico fragile

Il suo fisico. Centosessanta centimetri per cinquanta chili di peso. Parliamoci chiaro: stare in sella a un mostro da oltre 260 cavalli e che pesa 157 con un fisico come il suo non è proprio una passeggiata. E forse questo è il maggior cruccio di Dani che lo ha sottolineato anche ieri trattenendo a stento una lacrima mentre il papà, in prima fila, piangeva come un bambino: “Non è un segreto che io abbia un fisico molto leggero, dunque non ho mai potuto usare il mio corpo per mettere lo stesso peso sulle ruote come gli altri piloti. Ecco, avessi avuto un fisico più robusto…”

Gli incidenti. Tanti, tantissimi, troppi. L’elenco di fratture rimediate in carriera da Pedrosa è impressionante. Ma del resto tutti questo ko sono la diretta conseguenza del suo fisico che non ha di certo aiutato, perché in quanto a talento, Pedrosa ne ha avuto tanto, come riconosciuto ieri dai suoi rivali di campionato, da Valentino Rossi a Viñales, da Dovizioso a Marquez, tutti a riconoscergli uno stile di guida impeccabile e una classe di altri tempi. Del resto non si vincono 54 gare (31 nella top class) se non si è campioni veri.

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Pedrosa senza il titolo più ambito

Il mondiale mancato. Nel suo palmares gli manca il titolo MotoGp. E dio solo sa se non se lo sarebbe meritato. Però Dani, troppo buono per correre in un mondo di caimani, ha avuto sempre qualcuno nella sua carriera che andava più forte di lui. Da Valentino Rossi a Nicky Hayden, e poi Stoner, Lorenzo, sino all’ultimo campione dei campioni, Marc Marquez, un tipo che non fa sconti a nessuno, tantomeno se è il suo compagno di team.

E adesso? Pedrosa va in pensione e va ad allungare, per volontà di Don Carmelo, la lunga lista di “eroi” della moto, diventando anche lui una leggenda sebbene, come Randy Mamola, un titolo in MotoGP non l’abbia mai vinto: "Proporremo che Dani sia nominato eroe e leggenda della MotoGP – ha detto ieri Ezpeleta - in una cerimonia che si terrà a Valencia e questo non solo per il suo palmares, ma anche per il suo comportamento esemplare, che dovrebbe essere un esempio per tutti: è stato un privilegio averlo avuto con noi come amico e pilota".

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Pedrosa diventerà scopritore di talenti?

Il futuro. Come team principal, proprio non ce lo vedo, perchè non ha il sacro fuoco negli occhi e nel carattere per fare una professione così dura e a volte spietata. Insomma, non è un Puig, se mi sono spiegato bene. Lui ha detto di voler restare “nel giro” e allora, vista la sua grande conoscenza del mondo delle corse, ci pare assai probabile che con Alzamora e Gibernau, che lo hanno seguito sino a qui, potranno mettere su una scuola per giovani motociclisti, alla ricerca del talento del futuro. Ciao Dani, piccolo grande uomo. E da oggi in poi fai la cosa giusta: divertiti! 

  

Commenti

DANI IL VERO SIGNORE DEL MOTOCICLISMO PERSONA MOLTO EDUCATA SEMPRE DISPONIBILE MOLTO PROFESSIONALE ONESTO SINCERO GRAZIE DANI X TUTTE LE EMOZIONI CHE CI AI DATO CAMPIONE

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