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JACK MILLER: IL CORAGGIO DI OSARE


GPizza&F1chi

Ma quanto è pazzo il mondo della MotoGp? Tanto. Anzi, tantissimo. In Argentina è andata in scena una di quelle giornate così strane, così bizzarre, così incredibili che per vederne un’altra del genere forse passeranno anni. Tutto nasce da un unico comune denominatore: il tempo. O il maltempo, se preferite.

Era da mercoledì che i meteorologi locali dicevano che il fine settimana a Termas de Rio Hondo sarebbe stato a rischio, con un’alternanza di sole e pioggia incredibile. E così è stato ieri e così è stato pure oggi.

I team si sono attrezzati, hanno studiato a tavolino strategie, cercato le soluzioni migliori. Poi però, all’atto pratico, quando era ora di mettere tutto in pratica, ecco che la pioggia caduta copiosa in mattinata, ha smesso di cadere. Il circuito però è di quelli che non si asciugano neppure se non si mettono in pista tutte le massaie della cittadina argentina armati di ventilatori e di phon.

Morale: quando è ora di fare sul serio, cioè nelle qualifiche per scrivere la griglia di domani, ecco che il circuito si presenta a chiazze, maculato, con un tratto di pista asciutto ed un altro zeppo d’acqua.

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Miller esulta: sua una pole impossibile

E a questo punto entrano in ballo i piloti e la loro dose di pazzia. Qualcuno nei box ha detto che era arrivato il momento di tirare fuori i cosiddetti attributi: cioè scegliere di fare un paio di giri pazzi con una gomma da asciutto e tentare la fortuna oppure continuare con le gomme da bagnato, mettendo la pellaccia al sicuro.

Solo due i piloti che ci hanno provato, solo uno che ha resistito sino in fondo ed è stato premiato. E’ stato l’australiano più pazzo che si sia mai visto nella MotoGP, quel Jack Miller che corre con una Ducati del team satellite Pramac, con una moto del 2017 e con una dose di coraggio incredibile.

Miller si è buttato in pista con due slik, ha inanellato il primo giro rischiando più volte di mettersi in testa la moto facendo delle scivolate al limite della caduta, ha tenuto la moto per miracolo e poi, all’ultimo giro utile, ha fatto tesoro dei rischi che correva e ha fatto il miracolo, lasciando annichiliti la tribù dei campioni che hanno assistito al suo show.

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Marc Marquez non ha voluto rischiare

Solo un altro pilota, dicevamo, ha tentato di seguirlo. Poi, probabilmente pensando che il rischio era troppo alto e siamo solo alla seconda gara di campionato, ha desistito: Marc Marquez. Il campione spagnolo ha fatto un giro con le gomme da asciutto, poi è tornato ai box per cambiare moto: troppo rischioso, soprattutto per uno come lui che vuole vincere il 5 titolo mondiale in sei anni.

Miller si è tolto la soddisfazione di rivoluzionare la griglia di partenza, condividerà la prima fila con Pedrosa e Zarco, che a cambiare moto non ci hanno neppure pensato, lasciando Marquez in sesta posizione, dietro anche a Tito Rabat con l’altra Ducati satellite e Alex Rins con la Suzuki.

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Rossi, qualifiche anonime

E i cosiddetti big? Dovizioso è solo 8°, Viñales 9°, Valentino Rossi 11°, Iannone 12° e Jorge Lorenzo addirittura 14° per un errore di valutazione che gli è costato carissimo: nella Q2 ha montato una soft al posteriore (da bagnato) mentre tutti gli avevano consigliato una media. Si è fatto impallinare come un tordo precipitando dal primo al quarto posto in meno di due minuti, beffato dalla Aprilia di Espargaró e da una Ducati 2016 di Abraham: sarà al via domani con il 14° tempo e la quarta fila.

La nostra impressione? Che la Ducati ufficiale qui in Argentina ha forse perso la testa: dopo le brutte prestazioni di Dovizioso (ultimo venerdì nelle seconde libere), la maretta scoppiata in seguito alle accuse di Lorenzo a Dovizioso, e gli errori tattici di oggi in pista, a Borgo Panigale hanno forse bisogno di una pausa di riflessione per rimettere le cose a posto.

Vero è che domani, in gara, potrebbero venire fuori prestazioni migliori, ma prendere la paga da team satelliti, da moto 2016 e con piloti demotivati non è esattamente il massimo contro un Marquez che si può permettere di partire 6° domani ma in grado ancora di sovvertire il pronostico.

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