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F1 IN MANO A SKY: MA CHI CI PERDE VERAMENTE?

Alonso che gioca con la telecamera
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Mara Sangiorgio, Sky a fianco alla ormai sua ex collega Stella Bruno
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Ettore Giovanelli, inviato ai box per la RAI dal 1998
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Federica Masolin, inviata Sky Sport F1 HD
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Ivan Capelli, telecronista sportivo RAI
Ivan Capelli, telecronista sportivo RAI
Gianfranco Mazzoni, telecronista sportivo RAI
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Vecchio Team SKY F1 HD 2017
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Mara Sangiorgio, Sky a fianco alla ormai sua ex collega Stella Bruno
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c'era una volta franchirchamps
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GPizza&F1chi

Formula 1 ha annunciato il rinnovo della partnership con Sky Sport F1 HD Italia per la stagione 2018-2020. Per contrappasso, ha anche ufficializzato l’uscita della tv di stato dal palinsesto. 

Sky quindi, con l’uscita dell’unico competitor, è la sola detentrice in Italia dei diritti TV per la F1, visto che anche Tv8 è sua. Avere il monopolio dell'informazione in questo settore gli è costato qualcosa come 60 milioni l'anno (circa 180 milioni). Il rientro sarà affidato alla pubblicità, agli sponsor e "nel gioco al ribasso". Non a caso, società terze di servizi si sono viste rescindere i contratti: un po’ perché ritenute troppo esose, un po' perché alzare ulteriormente il livello di qualità non è più necessario. È una legge di mercato: senza concorrenza, il price-marker si adegua al monopolista che opterà per la quantità per aumentare lo share.

SKY PAGA, RAI INCASSA

Sembra un paradosso, ma non lo è: la Rai, infatti, con la sua uscita di scena ha risparmiato circa 40 milioni di euro l'anno.  Cifra che l'azienda di Stato investirà (si parla di 40/50 milioni) per l’acquisizione dei diritti di trasmissione di alcune partite della Champions League, che manca da 6 anni nella sua programmazione.

cameraman-f1brazil2011.jpg
cameraman- f1 Brazil 2011

Il taglio alle spese ha comportato inoltre un ridimensionamento del personale, che vede coinvolti in tutto 120 addetti della redazione Rai Sport, 12 dei quali (tra i volti noti della telecronaca, più cameramen e tecnici) impegnati a tempo pieno in F1.

Sono tanti i sacrificati? Da un punto strettamente aziendale, no. Basti pensare che un telegiornale ha bisogno di 20 persone a turno, quindi 60 persone in totale. In 24 ore di trasmissioni, mediamente si possono contare 3 turni da 40 persone: quindi 120 persone sono facilmente “riciclabili”.

Insomma, gli interessati verranno "rispalmati" all’interno dell’azienda. Nessuno di loro rischia il licenziamento e tutti saranno ricollocati all’interno della Rai con la possibilità di scegliere il settore in cui lavorare. Probabilmente rimarrà un pool di telecronisti ripartiti tra i quattro avvenimenti sportivi rimanenti: sci, pallavolo, pallacanestro, atletica e qualche altro evento. Come era inizialmente negli anni ‘70.

Non si conoscono al momento i tempi e le modalità del ricollocamento, mentre si conosce da tempo la decisione di viale Mazzini che da almeno 5 anni ha messo in atto un progetto legato alla televisione generalista. Un progetto che prevede la sua scomparsa per fare spazio a mezzi televisivi specializzati.

Vi chiederete: e della vecchia Rai, tanto cara agli habitués dei programmi al pomeriggio o in prima serata, che cosa ne sarà? Poco o nulla: probabilmente rimarrà una generica televisione di servizio i cui argomenti saranno focalizzati su tutto ciò in cui non si guadagna: servizi parlamentari, un Tg regionale (che acquisterà più forza, perché è proprio lì che i politici vanno alla ricerca di voti), servizi legati all’infanzia, alle minoranze etniche e religiose. 

IL VERO GUADAGNO RAI

Non dimentichiamo che la Rai ha incassato 1,61 miliardi di euro dal canone 2017 grazie alla nuova modalità di addebito automatico sulla bolletta elettrica. Ben 8,6% in più rispetto all’importo fruttato con il vecchio bollettino.

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Parte del ricavato (quello che magari rimarrà da interviste a 6000€/minuto all'Hamilton di turno) verrà investito nella sezione digitale, proprio laddove parte dei 120 verranno riutilizzati. Per ogni canale Rai, in programmazione c’è lo sviluppo di nuovi servizi e nuove testate, quasi tutti legati al digitale.

Anche la televisione di stato quindi seguirà l'evoluzione dei tempi e soddisferà la richiesta del mercato seguendo lo streaming HD, lo share, il trend, i clic.  Inseguendo i gusti del pubblico.

Quindi, la prossima volta che guarderemo con nostalgia mamma Rai e piangeremo le telecronache di Mazzoni,  Capelli, le interviste di Giovannelli e gli interventi della Stellina nazionale, ricordiamoci che siamo stati noi stessi i "carnefici".  L’uscita della Rai dalla F1 non segna solo un cambiamento radicale nelle famiglie italiane, ma decreta una sonora sconfitta.

I TRE PERDENTI

- L’informazione libera. La tv, tra tutti i mezzi di comunicazione, sta in piedi perché è uno strumento di potere e anche economico. Sta in piedi perché ci si guadagna. Non sta in piedi per la libertà di informazione.

- I giornalisti. La tecnologia ha cambiato tutto, ha dato anche la possibilità di non avere i giornalisti rendendo felici gli editori.

- Il telespettatore. Dove si guadagna è tutto privato. E il telespettatore pagherà per vederlo.

CONSIDERAZIONE FINALE

Se vi sentite delusi e amareggiati per quanto avete letto, se vi hanno preso anche i crampi allo stomaco dalla rabbia, non prendetevela, È solo colpa del tempo che avanza inesorabile. D'altronde, parafrasando Humphrey Bogart nel film "L'ultima minaccia" (anno 1952): "Questo è il progresso bellezza. E tu non ci puoi fare niente".

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